I soldi che arriveranno dalla lotta all’evasione fiscale e dai versamenti dei contribuenti infedeli scoperti dalla Guardia di Finanza e dall’agenzia delle entrate sono di pertinenza delle Regioni a Statuto Speciale. Essi devono andare, in particolare, alla Sicilia e al Trentino Alto Adige che hanno presentato ricorso Costituzionale contro la norma contenuta nella finanziaria nazionale 2013 che attribuiva queste risorse allo Stato.

Lo ha stabilito la Consulta con la sentenza 246 del 2015, Presidente Alessandro Criscuolo, relatore Giuliano Amato, sentenza depositata ieri.

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Le somme in questione non possono essere introitate dallo Stato in virtù degli Statuti Autonomi della Sicilia e della provincia di Trento e di Bolzano. Lo Stato, infatti, può incassare tali somme solo se derivanti da nuovi tributi o destinate a specifiche esigenze e misure straordinarie.

L’articolo 1 comma 157 della legge 147 del 2013, appunto la legge di stabilità, che prevede proprio che lo Stato introiti queste somme, non definisce l’uso che lo stato ne farebbe e dunque è carente sotto questo profilo. Le somme, inoltre, sono sì recuperate all’evasione ma non per effetto di nuova imposte ma per la normale e legittima lotta all’evasione.  non sono, quindi, nuove imposte ma incasso di imposte esistenti e normate.

Per il Trentino le somme sono valutate in 400 milioni di euro (200 nel 2014 e 100 per anno nel 2015 e 2016). Per la Sicilia, che ha una popolazione più che doppia e un’alta evasione fiscale, nel triennio si tratta di circa 1 miliardo di euro, quasi sufficiente a ripianare le perdite che non permettono di chiudere il bilancio 2016.

Ma nonostante queste somme spettino di diritto alla nostra isola, la Sicilia non potrà incassarle. Le somme recuperate dall’evasione fiscale verranno incassate dall’Agenzia delle entrate che non le girerà alla Sicilia e se anche la Sicilia dovesse presentare ricorso lo Stato opporrebbe l’accordo firmato dal presidente della Regione Rosario Crocetta e dal Ministro Piercarlo Padoan in base al quale  “La Sicilia rinuncia alle somme derivanti dal contenzioso con lo Stato per il triennio 2014, 2015, 2016” proprio quello in questione.

Al netto dei pronunciamenti su almeno altre 4 o 5 questioni aperte davanti alla Corte Costituzionale, con questa sentenza la Sicilia ha già perso 1 miliardo di euro di soldi suoi.

“Siamo stati facili profeti – afferma Gaetano Armao coordinatore nazionale di Sicilia nazione ed ex assessore al Bilancio della Regione -. L’allarme che avevamo lanciato sui rischi che derivavano da questa incredibile rinuncia è rimasto inascoltato. Perfino il Parlamento siciliano non ha disdettato, come chiedevamo e come avrebbe potuto e dovuto fare, quella scelta autolesionista del governo Crocetta. Oggi se ne pagano le prime conseguenze”.

Armao non si ferma a questa vicenda “Si tratta soltanto dei primi esiti nefasti di quell’accordo. Oggi perdiamo 1 miliardo di euro ma abbiamo valutato che il danno arrecato alla Sicilia da questa scelta di Crocetta ammonti, complessivamente, a circa 5 miliardi di euro”