“Ritengo urgente riprendere il dialogo con il Commissario nel rispetto del principio di leale collaborazione tra gli organi dello Stato, per il bene comune. La tragedia imminente della possibile perdita di migliaia di posti di lavoro ha contribuito ad alzare la tensione, ma è volontà della Regione riconoscere il ruolo di garanzia che svolge il commissario. Spero sinceramente che si possa riprendere un ragionamento che consenta a Regione, Stato e Commissario, tutti assieme, di trovare soluzioni urgenti per evitare la catastrofe in Sicilia”.

E’ una parziale marcia indietro quella del presidente della Regione Rosario Crocetta che dopo una settimana passata ad attaccare il Commissario dello Stato tenta di recuperare il rapporto. Un tentativo di evitare il baratro nel quale la Sicilia rischia di crollare se non saranno sbloccati almeno 300 dei 50o milioni di euro paralizzati dall’impugnativa di Aronica.

Dopo l’incontro romano dall’esito positivo e la convocazione di un tavolo tecnico al Ministero degli Affari regionali per domani, si era diffuso un certo ottimismo sulla possibilità di risolvere la difficile situazione che blocca gli stipendi di 30 mila lavoratori e pensionati e mette a rischio il posto di altri lavoratori para regionali (fra i 26 ed i 50 mila fra enti, teatri e fondazioni).

Ma a prescindere dalle soluzioni che saranno individuate per spalmare su un decennio il pagamento dei 15 miliardi di residui attivi (ovvero crediti non riscossi e non riscuotibili che ora gravano sul bilancio ella Regione come perdite), c’è l’urgenza di sbloccare la spesa e questo sarebbe fattibile attraverso uno stratagemma teoricamente possibile ma mai tentato prima ovvero il ritiro dell’impugnativa da parte del commissario.

Ma Aronica non ne vorrebbe sapere di essere il primo nella storia a mettere in campo una simile marcia indietro e per evitare di essere tirato per la giacca sembra abbia educatamente declinato l’invito a prendere parte al vertice romano di domani. nessuna presa di posizione ufficiale ma i motivi sarebbero chiari. Il prefetto avrebbe fatto valere il suo ruolo di rango costituzionale e dunque, essendo l’impugnativa tecnica, avrebbe fatto sapere che la sua presenza alla riunione sarebbe stata anomala.

La strada da intraprendere, quindi, potrebbe essere quella della manovra correttiva immediata reinserendo gli articoli della finanziaria cassati in una nuova legge e con la copertura romana dei residui attivi magari attraverso la Cassa depositi e Prestiti o con altri strumenti, ma per far questo è comunque indispensabile che Aronica non torni ad impugnare la nuova norma o stavolta la regione va a fondo.

Da qui l’apertura consigliata da Roma alla Regione e al suo Presidente e, dunque, le parole, misurate, del governatore Crocetta. La posta in palio è troppo alta per continuare a giocare una partita politica sul filo del rasoio.