Palermo – 7 settembre 2010 – Fa subito il giro dei giornali on line la notizia secondo la quale, l’assessore al Turismo della nostra regione, Nino Strano, sarebbe intenzionato a tendere una mano, dalla Sicilia, al cosidetto ‘turismo omosessuale’.

“La nostra è una terra intelligente e molto accogliente.– ha affermato l’esponente di Futuro e Libertà- Io personalmente a Catania, nel 1993, mi battei per far aprire un locale gay, il Pegaso, e ho dato anche dei sostegni economici all’amministrazione del Festival del Mediterraneo, organizzato dai ragazzi del locale, invitando tunisini, israeliani e delegazioni di altri Paesi. Da tempo il turismo omosessuale  è una delle componenti per il rilancio del settore in Sicilia e non vi vedo nulla di offensivo e mi guarderò bene dallo strumentalizzare questo genere di turismo solo perchè ricco”.

Da qui, naturalmente, giù un putiferio di commenti. Politici e non.  Soprattutto su Facebook, il social network frequentato da esponenti di qualsiasi pensiero. Ma perché, in questo paese, L’Italia, appena si tocca l’argomento ‘sessualità’, tutti hanno qualcosa da dire e su questioni molto, molto più importanti (scusate la provocazione!) nessuno mette in campo pareri articolati?

Bisognerebbe invece puntare il focus sul problema del turismo in Sicilia tout court, partendo proprio dall’analisi dell’accoglienza di questo tipo di turismo dedicato. La fascia che più rispecchia il mercato del turismo omosessuale, in America è definito ‘two incomes, no child’ ovvero, due stipendi e niente figli. Il che significa, tanti soldi per le vacanze. In Sicilia, in realtà, solo l’Hotel San Domenico di Taormina sembra poter fare al caso del turismo dedicato di cui parla Strano. Dunque, in fondo, per la nostra regione potrebbe anche essere un’opportunità: ma, a quanto pare, anche in questo siamo molto, molto indietro.