L’intercettazioni fantasma fra Matteo Tutino, il primario dell’ospedale Villa Sofia agli arresti domiciliari, e il ‘silente’ presidente della Regione che non reagisce alle affermazioni ‘pesanti’ di Tutino non avrebbe nulla a che fare con questa decisione. Quella intercettazione smentita dalle procure di mezza Sicilia continua essere oggetto di altra inchiesta.

Lucia Borsellino, però, per decisione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuto il 15 agosto, è adesso tutelata da due agenti di polizia e si sposta su un’auto blindata.

Sono tante le stranezze di quest scelta del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. stranezze che per il momento non comprenderemo visto che i motivi che hanno indotto ad assumer questa decisione non vengono resi noti sempre per motivi di sicurezza e riservatezza.

Ma tutta la vicenda appare anomala, confusa, difficilmente comprensibile. La scorta viene assegnata all’ex assessore dimessosi il 2 luglio con una dura lettera al Presidente della Regione (>LEGGI LA LETTERA DI DIMISSIONI <) nella quale parla di vicende che la rendono eticamente incompatibile , per generici motivi di pericolo riconducibili ad affermazioni di natura riservata fatte da un non meglio identificato collaboratore (non un pentito a quanto si apprende).

La prima a far notare fra le righe le stranezze è la famiglia che si affretta a chiarire di non voler commentare la decisione che ha colto tutti di sorpresa in casa Borsellino e in particolare di non voler commentare i tempi e i modi di questa scelta. Insomma si lascia intendere che avrebbe avuto un senso quando Lucia era assessore, oggi non se ne comprende il motivo.

Ma lascia interdetti anche la decisione del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi che decide di aprire una inchiesta sugli elementi in possesso del Viminale che hanno generato questa decisione.

Dunque tutto sembra sottosopra. Siamo abituati ad assistere ad eventi con una precisa sequenza logica: la procura apre una inchiesta su fatti che sono e restano riservati, da qui nasce un pericolo noto e vengono trasmessi atti al comitato per l’ordine e la sicurezza che determina l’assegnazione di una scorta.

In questo caso non è andata così. La procura di Palermo non conosce i fatti fino a quando non viene assegnata la scorta e solo dopo decide di indagare. ma c’è di più. la scelta non la fa il comitato provinciale di Palermo. Viene assunta dal comitato nazionale.

Perché  questi fatti arrivano agli organi inquirenti solo dopo l’assegnazione della scorta? Seguendo la catena degli eventi e dando per vero che tutto ciò non sia legato all’intercettazione fantasma sembra quasi che si siano voluti tenere all’oscuro di tutto le autorità locali come se il pericolo nascesse proprio ai massimi livelli locali.

Nel ‘mondo sottosopra’ degli ultimi anni siciliani succede anche questo. una spiegazione, forse, ce la potremo dare solo fra qualche tempo