Confindustria è un’associazione filogovernativa. Non se ne abbiano a male se brutalmente vengono definiti in questi termini, gli industriali italiani e siciliani in particolare a cui si fa riferimento. Il tema è semplice in fondo: alla principale associazione datoriale italiana conviene mantenere buoni rapporti con chi istituzionalmente detiene il potere puntellando, questo sì, l’azione di governo con stoccate, frecciatine, stimoli che servono di certo a tutelare gli interessi di parte delle imprese che rappresentano. Nessuno scandalo, in fondo. Finchè non si esagera, ovviamente e non si impatta con i diritti dei lavoratori in quell’eterno scontro ideologico fra massa operaia e padroni del vapore.

Letta con questa premessa, la sortita di oggi del presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante è la diretta conseguenza di un pungolo che il rappresentante degli imprenditori dell’Isola non può – dal suo punto di vista, abbastanza condiviso tuttavia – non fare al governo del suo amico Rosario Crocetta. In apparenza una contraddizione: c’è chi è disposto a mettere tutte e due le mani sul fuoco che i rapporti fra Montante e Crocetta siano inattaccabili, robusti, solidi e senza smagliature. Eppure Montante insiste come già altre volte aveva fatto all’indirizzo del governo e alla fase di immobilismo decisionale che ha colpito l’esecutivo regionale ormai da mesi.

L’attacco, l’ultimo, quindi va esteso. Nel giorno in cui è previsto il primo di una serie di incontri, con tappa romana presso il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, per sbrogliare la matassa dei rapporti velenosi fra il governatore e il suo partito di riferimento, dunque, appare chiaro che Montante non si rivolge solo al capo dl governo siciliano ma a tutta la coalizione con l’effetto forse di fare più pressione sugli alleati che sul leader della giunta. D’altronde, quando il presidente degli industriali siciliani invita ad un passo indietro e al ritorno alle urne, forse fa più paura ai 90 deputati siciliani (che alla prossima legislatura diventeranno 70 per effetto della riforma costituzionale che ha tagliato i posti a sala d’Ercole) che allo stesso governatore che più volte, sprezzantemente ha chiarito di non essere preoccupato di un ritorno al voto. A prescindere dal fatto che lo voglia realmente o meno.