Roma non aiuterà Palermo con o senza contenzioso o pre-contenzioso. Non lo farà almeno fino a quando Palermo non avrà ottemperato a tutte le riforme chieste dal governo nazionale perché l’autonomia non è facoltà di scegliere ma responsabilità.

E’ una conferma quella giunta ieri sera dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. L’inviato di Renzi ha, di fatto, confermato anni di lacrime e sangue per la Sicilia anche se nei toni ha parlato di grandi potenzialità e miliardi da spendere. Un poco come Crocetta chiedeva a Baccei quando, criticando la chiarezza dell’assessore, aveva sostenuto che occorre dare speranza e non creare catastrofismi.

L’incontro di ieri sera a palazzo d’Orleans che il governatore definisce positivo, in realtà non ha cambiato nulla nel percorso tracciato dall’assessore Alessandro Baccei. In pratica Roma non esclude il trasferimento del miliardo e 700 milioni che Palermo ha inserito come entrate derivanti dall’Autonomia definendo questa scelta come un pre contenzioso, un termine creativo di ultima generazione che non trova riscontro legislativo. Ma questi soldi potranno arrivare solo a rate e solo insieme al trasferimento alla Sicilia di altre competenze ed altri costi. Insomma Roma con una mano porge risorse con l’altra decide come dovranno essere spesa da Palermo.

Perché questo salvataggio a metà possa avvenire prima la Sicilia dovrà tagliare ancora e ancora attraverso le riforme. Riforme che Crocetta annuncia saranno definite la prossima settimana. Si tratta di dar vita, finalmente, a quella delle province e delle città metropolitane, ma anche alla riforma del pubblico impiego regionale che non sarà altro che un insieme di tagli al lavoro, al contratto, ai posti di dirigenziali e una serie di prepensionamenti così come accadrà anche con la riforma del settore forestale. Poi c’è il taglio delle partecipate che significa anche taglio di altro personale, la riforma degli Iacp che si tradurrà in aumenti dei canoni di locazione e cessione delle case popolari.

Ma non basta. Per trovare risorse la regione dovrà valorizzare il demanio marittimo e qui sarà guerra certa con gli ambientalisti, vendere il proprio patrimonio, ridurre l’evasione.

Dunque lacrime e sangue da maggio o fallimento. Delrio non vuole che Baccei venga definito commissario mandato da Roma ma che sia garante dei diktat romani non sembra poter esserci dubbio alcuno.