Adesso la situazione contabile siciliana è certificata: il debito pubblico lo pagheremo fino al 2045. Non più solo i calcoli della stampa, le ‘illazioni’ dei detrattori, le opinioni degli esperti. A certificare la situazione è il documento di reviosione contabile presnetatod all’assessorato regionale all’economia alla Commissione bilancio.

In realtà i conti sono fatti bene e meglio nel Documento di programmazione economica e finanziaria. Se c’èm una cosa nella quale l’assessorato di Baccei riesce in maniera inequivocabile, stavolta, è la chiarezza.

Il documento presenta lo schema del piano di rientro del debito pubblico, richiesto dalle sezioni riunite della Corte dei Conti, e adegua le previsioni di entrate e uscite alle risultanze del 2014 e al rendiconto consuntivo della Regione, parificato dalla stessa lo scorso 3 luglio, con un ‘operazione di accertamento dei residui. di fatto, dunque, non ci si poteva più sottrarre ad una operazione di chiarezza richiesta più volte da Roma ma adesso imposta dalla Corte dei Conti con la parifica parziale del bilancio 2014.

Al 31 dicembre 2014 il disavanzo finanziario consolidati è di un miliardo 868 milioni 846.000 euro ma al netto del debito autorizzato e non contratto di 145 milioni di euro dunque  scende a 1 miliardo 723 milioni 846 mila euro.

La manovra prevede che sia ripianato in sette esercizi finanziari a quote costanti di 246 milioni 263.000 euro. A questo va aggiunto il debito pregresso che viene inserito in bilancio come disavanzo di amministrazione complessivo pari a 4 miliardi 925 milioni 426.000 euro. Si tratta, in pratica, dei così detti residui attivi, termine tecnico per indicare i crediti che l’amministrazione non potrà più incassare e dunque somme solo fittizie che per legge vanno cancellate dai bilanci. Questo debito viene ripianato in 30 anni con quote costanti di 164 milioni 180.871 euro a decorrere dall’anno in corso ovvero il 2015.

Di fatto, oltre alle rate dei mutui pre esistenti, la Sicilia dal 2015 fino al 2021 dovrà pagare rate di debiti pregressi per 410 milioni e mezzo di euro ogni anno. Dal 2021 al 2045 queste rate scenderanno al circa 165 milioni di euro l’anno. E tutto questo senza contrarre ulteriori debiti e mutui e contando solo sulle entrate certe.

In questa situazione ingessata dovrà muoversi l’assestamento di bilancio prima e il bilancio di previsione 2016 subito dopo. Il primo scoglio è proprio l’assestamento per il quale, però, sembrano essere state trovate le risorse anche se per rispettare il patto di stabilità è probabile il blocco della spesa già a metà ottobre (fatta eccezione per gli stipendi) o al massimo alla fine dello stesso mese, rinviando al 2016 tutto il resto. In bilico il cofinanziamento della spesa europea che deve essere completata entro il 31 dicembre.

Poi si andrà al documento di programmazione ed al bilancio 2016 per chiudere il quale vengono a mancare fra i 7 gli 800 milioni. Risorse che l’assessore Baccei conta di recuperare a Roma con il consolidamento dei trasferimenti compensativi degli articoli 36 e 37 dello Statuto. Una operazione tutt’altro che certa. Lo Stato ha resistito per 70 anni all’applicazione di queste norme. cederà proprio adesso in piena crisi economica globale? E senza risorse chiudere il bilancio sarà una impresa. Quale che sia la strada sarà ancora e più di prima lacrime e sangue.

Intanto la Commissione lavora all’assestamento da portare in aula la prossima settimana. Emendamenti in commissione fino a domani a mezzogiorno, discussione probabilmente da martedì 22 ma che entrerà nel vivo giovedì 24 dopo la mozione di sfiducia alla Monterosso che in questo momento non sembra proprio abbia possibilità di passare