Il Pd si apre all’esterno e, per la prima volta nella sua storia, permette l’ingresso di un movimento, un ‘quasi’ partito, strutturato nel territorio che viene inglobato. Non senza mal di pancia, naturalmente, da parte di chi teme che gli equilibri interni cambino magari a ulteriore proprio sfavore.

Ma la scelta che parte dalla Sicilia non è solo siciliana come il segretario Fausto Raciti dice chiaramente. Ci saranno altri ingressi anche se probabilmente non quelli di cui si parla da tempo: decisamente no. Ingressi gestiti in base a percorsi comuni fatti in questi anni e non in base a ‘chi salta sul carro del vincitore’.

Ma il vero tema di oggi non è quello dei ‘saltafossi’, che pure esistono. Non è quello dell’ingresso di questo o di quello. Il vero tema è la scelta del Pd di aprire, di allargare. Sì, perché in Italia ormai sembra esistere solo il Pd. Altro che bipolarismo. Il sistema va verso un monopolarismo circondato da ‘inutili cespugli’. Il rischio è solo quello che il monopolista Pd non raggiunta il 51% e debba fare i conti proprio con gli ‘inutili cespugli’.

Ed ecco che piove la strategia dell’apertura.Non verso nomi altisonanti o personaggi noti. Apertura verso partiti e movimenti giovani e che sul territorio sono strutturati. insomma allargamento verso chi raccoglie i voti reali. Chio sta fra la gente dove la politica non riesce più a stare.

Dunque una strategia che serve a mettere insieme consenso, ad accrescere quel numerino che rappresenta la percentuale dei voti e che rappresenta la governabilità a dispetto di tutto e tutti.

Perché, allora, partire dalla Sicilia? Il sospetto che aleggia e che diventa sempre più forte è che non manchino, quindi, ancora poco meno di tre anni alle elezioni regionali ma che il mandato di Crocetta possa concludersi entro il compimento del suo terzo anno. Aleggia, insomma, aria di organizzazione pre elettorale. Il Pd si prepara alla sfida per le elezioni?

La possibilità esiste. Crocetta negherà, questo è evidente, ma ci sono almeno due possibilità che entro l’estate venga staccata la spina al suo governo e dunque si vada alle elezioni fra settembre e novembre.

Possibilità 1: il bilancio non si può fare ed il governo non può permettersi di fornire alla Sicilia il credito (in termini di soldoni e non di credibilità) necessario a chiudere i conti. La spina si stacca a maggio, arrivano i commissari che massacrano il pubblico impiego diretto e indiretto. Risultato finale: conti sistemati (drammaticamente) entro luglio, si vota orientativamente ad ottobre o ai primi di novembre. Il madato di Crocetta si chiude a due anni e mezzo nella vergogna.

Possibilità 2: il bilancio si riesce a fare (più probabile) ma il costo sociale è altissimo. Crocetta e Baccei si prendono la responsabilità del ‘massacro’ di forestali, precari, regionali e così via. A questo punto si scindono le strade e le sotto possibilità diventano due: succede qualcosa che costringe il governo ad andarsene (un ascensore per Crocetta o, al contrario, l’esplosione di uno scandaletto, creato ad arte o comunque pilotato nei tempo come la vicenda Montante ad esempio, ma i tempi in questo caso sono incerti essendo solo parzialmente dipendenti dalla politica) oppure Renzi decide di staccare la spina e, non esistendo più il Commissario dello Stato, impugna la finanziaria regionale magari nella parte che riguarda proprio i fondi  che devono arrivare da Roma. I conti saltano di nuovo, il massacro sociale è colpa della Regione e si va al voto anche in questo caso fra ottobre e novembre.

Naturalmente questi scenari possono cambiare nelle prossime settimane e si potrà dire che nessuno ci aveva pensato. L’unico fatto che resta è che il Pd si stia già preparando. e forse non solo il Pd. Anche a destra sembra che si sia aperta la caccia al candidato presidente della Regione. Perché se a sinistra si raccolgono voti ma ancora non nomi da candidare, a destra si continua a commettere il medesimo errore: cercare il nome che unisca e venga votato prima che i voti sulla coalizione/progetto. E così circolano nomi di candidati già sconfitti una volta, di ex assessori e presidenti di Enti locali soppressi e sindaci.

Ma di sindaci, in effetti, si parla anche a sinistra. Ma il percorso lì è più complesso e passa sempre attraverso questo allargamento del Pd che sembra destinato a diventare il mantra della politica dei prossimi mesi