Indignazione! la esprimono tutte le associazioni ambientaliste, dai Verdi a Legambiente, all’indomani della decisione dell’Assemblea regionale siciliana di dire no al referendum contro la norma che sblocca le trivelle.

“Solo così si può esprimere lo stato d’animo dei siciliani onesti – dicono i verdi -che ancora una volta si sono visti negare il diritto a poter rappresentare con il proprio voto il parere sulle trivellazioni in Sicilia”.

“Siamo indignati ed offesi – dice Carmelo Sardegna portavoce dei Verdi siciliani – I parlamentari siciliani stanno negando al popolo siciliano di poter esprimere il proprio dissenso ad una legge che ancora una volta mortifica le potenzialità di sviluppo sostenibile della nostra regione e del nostro territorio. I parlamentari siciliani non si rendono conto dell’elevato prezzo che la nostra regione già paga in tema di elevato rischio industriale e di contaminazione del territorio”.

La Regione Siciliana ha la più alta concentrazione di SIN- dice Stefano Di Blasi neo portavoce dei Verdi palermitani – ” Negli anni abbiamo dimostrato di non saper recuperare il nostro territorio e di riconvertirlo alle vocazione del turismo e dell’agricoltura. I Siti di Interesse Nazionali, che dovevano essere recuperati, sono stati solo occasione per la presentazione di progetti di bonifica mai portati a compimento, ed ora si potranno realizzare nuove trivellazioni che metteranno a rischio le nostre coste. Un ulteriore danno per la popolazione esposta che già paga in tema di rischio per la salute, e per tutti gli operai che già hanno pagato con il proprio sacrificio”.

I Verdi Siciliani annunciano una mobilitazione regionale per protestare contro la decisione del Parlamento Siciliano ed attiveranno tutte le iniziative per riproporre il proprio dissenso alle trivellazioni nel mare di Sicilia.

“Che non ci vengano a parlare più di rilancio di turismo e cultura – sbottano da Legambiente –. I deputati regionali che hanno votato contro il referendum abrogativo delle norme che regolano le autorizzazioni e gli espropri per le trivellazioni, come prevede lo ‘Sblocca Italia’, hanno perso letteralmente il diritto alla parola. Si tratta di una pagina veramente triste del Parlamento siciliano, sicuramente non l’unica”.

“Ai signori deputati ricordiamo – dice Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente Sicilia – per l’ennesima volta, che le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono però assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130 mila kmq di aree marine mettendo a rischio settori economici importanti come il turismo e la pesca. Ma evidentemente per i politici della nostra regione tutto ciò è del tutto privo di significato. Per loro coste, mare e territorio da salvaguardare e valorizzare sono solo parole vuote. Ma nel momento in cui votavano contro, con il voto del Consiglio regionale della Sardegna si sono raggiunte le condizioni previste dall’articolo 75 della Costituzione per poter presentare dinnanzi alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo per gli articoli dello ‘Sblocca Italia’ che autorizzano nuove trivellazioni. Quindi, – conclude Zanna- se ne facciano una ragione, anche noi siciliani potremo votare per dire no allo scempio del territorio”.