A pochi giorni dalle elezioni regionali, e dall’apertura di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Palermo sulle spese dei gruppi parlamentari, l’Ars corre ai ripari.
Perchè “la Sicilia continua a passare come terra degli sprechi e dei privilegi ma non è così”.
Questa la premessa del presidente dell’Ars Francesco Cascio all’incontro con la stampa, convocata stamane per illustrare “la reale verità sui costi e i conti dell’Assemblea” e per annunciare i tagli alle casse della Regione, frutto di una delibera appena approvata dal Consiglio di Presidenza e in vigore da subito “perchè il contenimento della spesa e relativa trasparenza della stessa è un diritto dei siciliani”.

L’Ars taglia le spese dunque di 4 milioni e 100. Prima di entrare nel dettaglio e fornire i numeri, Cascio indugia su alcune precisazioni. Si inizia dal costo totale annuo dell’Assemblea regionale siciliana, che ammonterebbe a 162 milioni di euro “e non 170 come continuano erroneamente a scrivere i giornali”. Un vero tesoretto sul quale incidono i costi di manutenzione e gestione di Palazzo dei Normanni, ben 20 milioni di euro l’anno, a suo avviso “pienamente giustificabili per una sede che non è certo una palazzina a tre piani come per altri consigli regionali bensì un edificio storico”.

Nessuna spesa folle a Palazzo dei Normanni per Cascio, che passa a parlare dei 60 milioni di euro per le pensioni di ex impiegati dell’Assemblea (40 milioni) ed ex deputati (20 milioni) “che nelle altre regioni sono a carico dell’Inps” e in altre realtà ancora, “come nella Regione Lazio, venivano erogate ad assessori regionali che percepiscono ancora lo stipendio, ed è scandaloso”.

Abrogati del tutto, a partire da oggi, i rimborsi ai deputati per le spese telefoniche e postali. Busta paga più magra rispetto al passato per i prossimi inquilini di Sala d’Ercole: ridotto di un ulteriore 30% il totale lordo delle indennità di carica dei deputati, anche del presidente e dei membri del consiglio di presidenza. Il contributo per i portaborse passa da 4.700 euro a 3.000 euro annui.

Le speranze si concentrano poi sul disegno di legge che riduce da 90 a 70 i parlamentari regionali che a breve verrà discusso alla Camera dei Deputati. Cascio fornisce altri numeri: “Quando diventerà legge, come spero vivamente che accada, la regione risparmierà ulteriori 25 milioni di euro all’anno”.

Maggiore trasparenza ed efficacia saranno poi garantite da una società di revisione che dovrà certificare i bilanci dei gruppi parlamentari.
E a chi chiede di più sul passato, il presidente dell’Ars, non si sbottona. Anzi, mette le mani avanti facendo riferimento all’indagine in corso alla Procura ma ricorda che “fino ad oggi in 67 anni i gruppi parlamentari hanno avuto piena e totale autonomia nella gestione dei bilanci, che l’Assemblea non è tenuta a conoscere”.

Un po’ come dire, ‘scordiamoci il passato, da ora in poi sarà diverso’. Cascio poi, cerca di assumere un tono diplomatico, “è giusto – dice – che la gente sappia come viene usato il denaro”, conferma ufficialmente di aver consegnato ieri al procuratore aggiunto Leonardo Agueci, tra i titolari dell’inchiesta a carico di ignoti, “una ampia documentazione relativa ai fondi assegnati, giacché l’Ars vuole essere di aiuto alla magistratura a fare luce su un aspetto così controverso” ma non lesina di ravvisare “una certa morbosità della stampa su questa faccenda delle spese. Forse si vorrebbe – e il tentativo del presidente dell’Ars di ironizzare non è tra i più riusciti – che rendessimo noto il nostro gruppo sanguigno – tuona – o i nomi di chi qua dentro ha l’amante”.

Insomma, atmosfera del tipo “domandare è lecito, rispondere è cortesia”.

All’Ars, le risorse pubbliche sono state “utilizzate e mai rubate. In Sicilia non c’è nessun Batman”.
Cascio giustifica e rassicura, riconoscendo la sfiducia dell’elettorato.
Chissà se delle sue parole i siciliani terranno conto il 28 ottobre.