Questa volta a scatenare la polemica è un curioso connubio: quello fra mafia e arte. Infatti sei ex detenuti, stabilizzati dalla Regione siciliana, con un passato in Cosa nostra, sono gli attuali guardiani di capolavori, tra cui opere di Antonello Da Messina, conservati nella galleria regionale di Palazzo Abatellis, a Palermo.

A renderlo noto è il quotidiano spagnolo El Pais ed è subito polemica, col governatore Raffaele Lombardo che replica: “Scandaloso trattare con approssimazione e scarsa informazione un tema così delicato come il reinserimento nel mondo del lavoro di alcuni soggetti particolarmente svantaggiati“.

L’articolo del quotidiamo ha un titolo d’effetto: “Ieri assassini, oggi guardie al museo” e rivela che si tratta di sei ex detenuti che rientrano nel piano della Regione sul reinserimento socio-lavorativo dei soggetti e che hanno pagato il loro conto con la giustizia.

Ma gli ex detenuti non avrebbero condanne per reati minori, ma per mafia. Adesso lavorano come guardie giurate all’interno della galleria. “Il bacino di lavoratori a cui fa riferimento il quotidiano – continua Lombardo – non è mai stato selezionato dalla Regione siciliana, ma si tratta di un antico bacino di precariato del Comune di Palermo la cui genesi è frutto della volontà politica dell’ex sindaco Leoluca Orlando”.

“Di sicuro,- aggiunge – verranno effettuate tutte le verifiche necessarie su quel segmento di lavoratori”. Il presidente della Regione non tollera che “il giornalista parla del museo regionale Abatellis come di un covo di mafiosi insinuando che i nostri tesori d’arte, come l’Annunziata, siano affidati a ex sicari di Cosa Nostra; è una ricostruzione assurda che non trova nessun riscontro nella
realtà e non fa altro che danneggiare gratuitamente l’immagine della Sicilia agli occhi del mondo”.