La Sicilia lo aspetta a braccia aperte, tutti pronti per cantare a squarciagola i successi intramontabili e le nuove canzoni. Max Pezzali il 17 ottobre arriverà ad Acireale –   per l’unica data siciliana -con la sua “Astronave Max”. Questo il titolo del nuovo album in cui tutto è visto con uno sguardo diverso, un punto di vista nuovo. Ecco perché l’astronave diventa il simbolo ufficiale di questo tour.

Max si è sempre rivolto ad un pubblico giovane, prima parlava il loro stesso linguaggio perché era un ragazzo, oggi si serve anche della collaborazione di colleghi più giovani, anche molti rapper. Il linguaggio è cambiato? «Sicuramente è cambiato, com’è naturale che sia. E’ cambiato il linguaggio e sono cambiati i gusti dei ragazzi. Quello che tende a rimanere sempre uguale sono le loro aspettative, i loro sogni, la loro voglia di ritagliarsi un posto nel mondo».

 Quale messaggio vuoi lanciare ai giovani attraverso le tue canzoni? «Mi pongo poco il problema del messaggio, mi piace raccontare stati d’animo e cerco di raccontare il me stesso di adesso in relazione al me stesso di 20 anni fa, per dimostrare che chi era giovane allora è simile a chi è giovane oggi. Sicuramente non c’erano Internet e la globalizzazione, ma in fondo avevamo le stesse paure e gli stessi sogni dei ragazzi di oggi e spero che gli adulti capiscano che i giovani non sono così anomali come si vuole far credere».

Ammirevole l’impegno sociale con l’associazione “Gli Amici di Lapo”, che si occupa di persone, in particolare bambini, con la sindrome di Kawasaki, malattia caratterizzata dall’infiammazione di tutti i vasi del corpo. Quanto tempo riesci a dedicare e cosa fai per loro?

«In realtà non si può fare molto perché è una malattia che si può curare solo con la diagnosi precoce e per questo è importante farla conoscere. Mio figlio purtroppo ne è stato colpito, ma ho avuto la fortuna di prenderla in tempo».

Cosa vuoi dire ai giovani a proposito dell’impegno sociale? «E’ importante sapere che non siamo soli, viviamo in un ambiente sociale e oggi più che mai dobbiamo pensare che il nostro villaggio è il mondo. Non possiamo pensare che i cambiamenti arrivino da lontano, ognuno nel proprio piccolo deve fare la sua parte pensando al bene comune».

Hai scritto un romanzo e diversi libri. Che rapporto hai con la scrittura? Quando trovi il tempo per scrivere? «La scrittura “in prosa” è un po’ l’estensione di quello che si fa quando si scrivono le canzoni. E’ una sorta di passione più o meno segreta per chi scrive canzoni, visto che queste ti vincolano poiché devi riuscire a far stare più concetti possibili in poche sillabe, mentre a volte hai voglia di uscire dal tuo campo tradizionale per avere un po’ più di spazio. La mia caratteristica principale resta comunque quella di scrivere canzoni».

 Oltre 8 milioni di album venduti e tantissimi premi ricevuti. Qual è il segreto di Max? «La fortuna è stata quella di essere seguito dal pubblico e aver avuto con tutti i fan un rapporto diretto. Penso di essere sempre stato onesto, non ho mai cercato di raccontare favole impossibili o di fingere di essere quello che non sono. Non mi sono mai venduto come un intellettuale, sono solo un operaio della musica che si diverte a scrivere canzoni e credo che la gente alla fine apprezzi questa onestà intellettuale».

Oggi è più difficile avere successo nel mondo della musica a causa della forte concorrenza o i giovani sono in un certo senso aiutati dai vari talent televisivi? «E’ sempre stato difficile arrivare al successo perché fare musica piace a tanti e chiaramente non tutti riescono ad arrivare al grande pubblico. Oggi c’è questo strumento dei talent show che in un momento di crisi dell’industria discografica, in cui è più difficile investire sul lungo termine, dà la possibilità di vedere immediatamente gli artisti già delineati nella loro personalità artistica e pronti ad essere venduti, poichè hanno già una popolarità data da mesi di permanenza in televisione. E’ quindi un modo per rendere più semplice il lancio di un artista, ma la musica non può basarsi solo su questo».

Qual è la canzone che non puoi non cantare ai concerti? E quella a cui sei particolarmente legato? «Sicuramente quella a cui è più difficile rinunciare durante i concerti è “Come mai” perché è quella che mi ha dato una popolarità immensa e sarebbe impossibile non cantarla. Quella che rappresenta un momento importante della mia vita è “Gli anni”, un’altra che fa parte delle irrinunciabili. Sono due canzoni che hanno segnato la vita di tanti e non si possono non cantare tutte le volte».