Le prospettive all’orizzonte sono scarse e poco soddisfacenti, malgrado l’elevata qualificazione professionale e i numerosi anni trascorsi sui libri. Nubi sempre più fosche sul futuro professionale dei laureati italiani: tra loro, uno su 5 non trova lavoro. Sono i dati diffusi dal XVI rapporto ‘Almalaurea’ sulla condizione occupazionale dei laureati triennali, reso noto oggi a Roma nella sede della Conferenza dei rettori (Crui).

Aumenta la disoccupazione tra chi entra nel mondo del lavoro ‘fresco’ di laurea e, chi riesce a trovarlo si adegua a un posto sottopagato e ben al di sotto delle aspettative iniziali. L’indagine di Almalaurea ha coinvolto circa 400mila laureati e mostra come, anche per chi ha un lavoro seppur a tempo determinato, sia riscontrabile nel corso del tempo un generale peggioramento delle retribuzioni.

Secondo il dossier, la disoccupazione per i laureati triennali è passata dal 16 per cento del 2009 al 19 per cento nel 2010. Per i laureati specialistici invece il tasso di disoccupazione è passato dal 18 al 20 per cento, mentre il lavoro nero e’ un fenomeno che riguarda il 6 per cento dei laureati di primo livello, il 7 degli specialistici, l’11 per cento di quelli a ciclo unico.

Nel focus si parla di stipendio medio da 1.600 euro al mese a 10 anni dalla laurea, che scende a 1.400 se la laurea e’ in Architettura o Psicologia, fino ai 1.300 per i laureati in Lettere. A un anno dalla laurea invece lo stipendio e’ di circa 1.105 euro netti per i laureati di primo livello, 1.050 per gli specialistici a ciclo unico, 1.080 per gli specialistici.

“Sarebbe un errore imperdonabile”, ha ammonito Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, “sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano, non facendosi carico di quanti, anche al termine di lunghi, faticosi e costosi processi formativi, affrontano crescenti difficolta’ ad affacciarsi sul mercato del lavoro, a conquistare la propria autonomia, a progettare il proprio futuro“.

E tanto piu’ in Italia, ha argomentato, “dove costituiscono una risorsa scarsa anche nel confronto con i paesi piu’ avanzati, i giovani sono per di piu’ in difficolta’ a diventare protagonisti del necessario ricambio generazionale per il crescente invecchiamento della popolazione e per l’inamovibilita’ di tante gerontocrazie”.

Per Cammelli, “si tratta di un fenomeno preoccupante, ma del resto – osserva – basta dare un’occhiata agli investimenti fatti in questo periodo dal nostro Paese nel settore. Francia, Germania, tutti i Paesi europei hanno investito di più nelle professioni qualificate per uscire dalla crisi, l’Italia e’ l’unica in controtendenza“.