L’Udc, il partito di quel Gianpiero D’Alia appena eletto presidente della Commissione bicamerale per gli Affari regionali, dell’ex Ministro della Pubblica amministrazione che ha posto la sua firma sulla legge che mette un argine ai precari e detta le regole per una difficile stabilizzazione, oggi incontrerà il governatore siciliano.

Il segretario Giovanni Pistorio lo ha annunciato pubblicamente. Andrà da Crocetta a ora di pranzo insieme a capogruppo e vice. In discussione c’è la sostituzione di Marcella Castronovo, una dei due assessori centristi nel Crocetta ter, che ha lasciato. Lo si era detto da subito che voleva andarsene ma l’ufficialità alle dimissioni la donna venuta dal Dipartimento della Funzione Pubblica nazionale l’ha data solo con l’inizio del 2015.

Nonostante le riforme siano necessarie il metodo con il quale il Crocetta ter vuole farle non le è piaciuto: non si fanno piovere dall’alto soprattutto le decisioni sul personale che sono frutto di un contratto e dunque devono essere cambiate con una trattativa.Ma lei non la mette in questi termini, anzi a chi glielo chiede (quei pochi che hanno avuto il bene di incontrarla in questi due mesi o giù di lì). Al contrario nega di andar via per motivi politici e declina quelli personali.

Fatto sta che occorre un assessore nuovo e D’Alia non vuole certo perdere il controllo sulla materia riforme (del personale, delle province, idei trasferimenti ai comuni ecc ecc) ed oggi si parlerà di profilo dell’assessore che dovrà sostituire la Castronovo. Lo si fa oggi perché ieri, finalmente, è stati approvato l’esercizio provvisorio e, dunque, oggi possiamo tornare a fare altro a cominciare dallo scegliere i nomi nuovi per la giunta

Basterà un solo assessore per nuovo per rimettere a posto il Crocetta ter nato sotto i migliori auspici come un governo solido e duraturo? Difficile a dirsi. girano voci nuovamente sulla Vancheri che vorrebbe lasciare ma vengono messe in giro ad arte voci anche su altri assessori ‘stanchi’. Di fatto di questo governo conosciamo solo l’assessore Baccei (oltre i confermati). Fra gli altri abbiamo sentito parlare della Li Calzi che sta mettendo in campo una serie di iniziative nel turismo e poi soltanto della Contrafatto per il pasticcio rifiuti, di Pizzo per il viadotto ‘crollato’ e della Castronovo perché è andata via…e poi?

Giunta ed anno nuovo, vizi vecchi, anzi vecchissimi. Per di più di questa giunta sappiamo poco e nulla. Se fa non lo dice o forse, tranne qualche raro caso di intraprendenza, lo dice soltanto a papà Crocetta per chiedere l’autorizzazione.

Vizi vecchi anche quelli mostrati ieri in sede di approvazione di esercizio provvisorio. I conti sono sempre gli stessi e continuano a non tornare. Allora per trovare una sorta di accodo cosa si sono inventati? Hanno cambiato le regole in corso.

Rinviando di un anno l’applicazione dell’armonizzazione contabile di fatto hanno bluffato sui conti. Non li mettono a posto ma continuano a fare di conto alla maniera siciliana. Non vale solo per Ars e Regione, vale anche per tutti gli Enti Locali. Certo serve tempo per adeguarsi e noi ce lo prendiamo approfittando del fatto che non c’è più il controllo del Commissario dello Stato. Ecco il primo vantaggio dell’Autonomia

Basta questa presa di tempo per trovare i soldi? Certo che no. I soldi non ci sono e Palermo li chiede a Roma ma non col piattino in mano, almeno non formalmente. Ed ecco il secondo vantaggio dell’Autonomia: dopo aver ceduto su tutto e su tutti il governo fa approvare una norma all’Ars che rappresenta un pre-contenzioso con lo Stato. Palermo pretende 1 miliardo e 700 milioni.

Le furbate ci sono, eccome ma gli estremi per avanzare questa richiesta anche. L’Autonomia, dunque, potrebbe salvare i conti siciliani, alla faccia di chi la vuole abolire. Anche per questo l’Autonomia è sotto attacco. I soldi che Roma deve dare a Palermo per effetto delle norme autonomistiche sono davvero tanti e crescono ogni anno. Dalla capitale non sono mai partiti neanche in tempi di vacche grasse. L’Autonomia è davvero scomoda (oltre che abusata dai politici siciliani in modo spesso intollerabile)

Poi, però, se questa operazione dovesse riuscire (?) sarà il momento di mettere in campo l’amministrazione corretta di tutto e di tutti; di cambiare la classe politica ed amministrativa. Altrimenti saremo presto punto e a capo. Questo sempre che l’operazione riesca anche perché in gioco non ci sono solo i conti della Regione ma il lavoro in Sicilia visto che dal settore pubblico regionale oltre ai dipendenti diretti ‘pendono’ altri 50 mila fra precari e dipendenti di partecipate, controllate, province e partecipate provinciali e così via.