In Sicilia sono ferme 476 opere pubbliche per un importo di 3,8 miliardi, come da elenco stilato dalla Ance già lo scorso anno e riproposto a fine aprile al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio per gli interventi necessari. Lo sottolinea in una nota il deputato regionale del Megafono, Antonio Malafarina, che bacchetta il presidente della Regione Siciliana e fondatore del suo partito Rosario Crocetta.

Si tratta di 27 opere stradali, 64 interventi di manutenzione viaria, 7 opere ferroviarie, 1 infrastruttura portuale, 62 opere idriche, 81 opere urbane, 74 interventi su edifici scolastici, 47 interventi sul rischio idrogeologico e decine di altri interventi in gran parte dipendenti dai Comuni dell’Isola.

“In una situazione di grave crisi occupazionale ed economica dell’isola – dichiara Malafarina – il governo Crocetta non può ignorare l’emergenza costituita da fondi previsti e non utilizzati per chissà quali ignoti motivi che bloccano l’avvio dei lavori, parte dei quali addirittura cantierabili, e dovrebbe vestirsi della funzione di impulso verso quegli enti locali che ritardano colpevolmente l’utilizzo di risorse che possono dare occupazione e gettito fiscale”.

Malafarina aggiunge che “sono sotto gli occhi di tutti gli allarmi lanciati ogni anno dallo Svimez che snocciola dati drammatici per investimenti, sviluppo ed occupazione del mezzogiorno, con un reddito tra i più bassi d’Italia, la fuga di cervelli e la desertificazione sociale di una terra incapace di spendere le risorse a disposizione. Mi auguro che Crocetta passi dalle parole ai fatti, convochi gli enti inadempienti e comunque rimuova gli ostacoli per avviare opere che possono dare lavoro a migliaia di siciliani e centinaia di imprese nel settore edilizio che, da solo può costituire una leva per il rilancio dell’economia isolana. Non sono più accettabili progetti su cose al di là da venire che richiedono tempo e risorse attualmente non disponibili quando ci sono risorse e progetti fermi che sembrano uno schiaffo alla povera gente e all’intelligenza”.