Le stabilizzazioni del personale precario che opera negli enti pubblici economici, insomma nelle aziende e società a totale capitale pubblico, potrebbero non essere legittime. Tutti i precari che hanno visto stabilizzare il proprio impiego in questi anni e quelli che attendono la stabilizzazione potrebbero vedersi negare un diritto che considerano solidamente acquisito.

A decidere su questo scottante tema dovranno essere le Sezioni Unite della Sezione lavoro della Corte di Cassazione investite del problema da un ricorso che parte da Palermo ma che potrebbe avere effetti su tutti i lavoratori siciliani ed italiani.

Il ricorso è dell’Ente Fiera del Mediterraneo in liquidazione che contesta la decisione della sezione d’appello del tribunale del Lavoro di Palermo che ha trasformato in stabile a tempo indeterminato il rapporto di lavoro di un dipendente stagionale della Fiera che era stato prorogato per ben 32 mesi consecutivi.

La normativa stabilisce che i rapporti di lavoro a tempo determinato non possano superare, consecutivamente, 24 mesi. Superato tale limite il rapporto viene considerato a tempo indeterminato. La Fiera del Mediterraneo, però, contesta che la norma in questione non è applicabile al settore pubblico e un ente economico regionale come la Fiera va equiparato al pubblico impiego e dunque non si può prescindere dal pubblico concorso.

Una vicenda complessa e controversa visto che esistono disposizioni di legge che suffragano sia la stabilizzazione che il diniego della medesima stabilizzazione. esistono, infatti, leggi regionali e non solo in Sicilia, che derogano al concorso pubblico anche se sancito dall’articolo 97 della Costituzione con una serie di strumenti alternativi nel tempo considerati validi dalla Cassazione come “leggi speciali”. Ma in tempo di spending review il clima è cambiato ed i primi a farne le spese sono i diritti dei lavoratori.

Le sezioni unite della sezione lavoro della Corte di Cassazione sono, dunque, chiamate ad esprimere un giudizio che probabilmente farà giurisprudenza in tema di stabilizzazione di precari nelle pubbliche amministrazioni ed in particolare negli enti economici.

Il mondo del lavoro trema ma teme anche il mondo della burocrazia. Nel caso, infatti, che la Cassazione dica no alla stabilizzazione, l’assunzione effettuata in difformità delle norme fa scattare il diritto da parte del lavoratore al risarcimento del danno patito per l’illegittima assunzione. Un danno che l’ente pubblico ha l’obbligo di contestare ai funzionari responsabili del danno.