Se anche il Paese intercettasse la ripresa, quella sperata per il 2014 dai maggiori istituti statistici, per recuperare il terreno perso in questi cinque anni di crisi ci vorrebbero tredici anni per tornare al prodotto interno lordo del 2007, 63 per tornare ai livelli occupazionali. In pratica l’Italia rivedrà la luce nel 2077.

Il devastante risultato emerge da uno studio dell’Ufficio economico della Cgil. Secondo il sindacato, anche nel 2077, non vedremo mai più i livelli salariali esistenti anche solo 5-6 anni fa.

Dallo studio shock emerge che “il livello del Pil pre-crisi verrebbe recuperato nel 2026 (in 13 anni dal 2013): il tempo necessario per colmare il ‘gap’ di 112 miliardi tra il Pil del 2014 (1.380 miliardi) e del 2007 (1.492 miliardi)”. Il livello dell’occupazione, invece, “soltanto nel 2076 (in 63 anni dal 2013), Infine “il livello di produttività verrebbe recuperato nel 2017 (in 4 anni dal 2013) e il livello degli investimenti nel 2024 (11 anni dopo il 2013)”.

Per la Cgil la crisi non può essere affrontata con l’attuale idea di sviluppo. Occorre cambiare approccio se non si vuole attendere che sia la prossima generazione a rivedere qualche risultato. “Qualsiasi ipotesi di ripresa, anche la più ottimistica, che insista sull’aumento della competitività e della crescita per recuperare anche l’occupazione perduta – dice il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi -richiederebbe comunque tempi molto lunghi e ancora diversi anni di sofferenza sociale”.

Bisogna, dunque, invertire l’approccio, creare occupazione per poi ingenerare consumi e sviluppo. “Di fronte ad una crisi di questa natura – conclude il sindacato – la risposta a questa spaventosa recessione, è la creazione di lavoro che produce crescita e che a sua volta crea nuovo lavoro, non il contrario”.

 

mav