Nel bene e nel male, essere palermitani è uno stile di vita. Le abitudini ce le portiamo addosso come l’odore della pelle e per i nostri usi e costumi siamo famosi ben al di là della Stretto. Chiassosi e disponibili, genuini e orgogliosi allo stesso tempo. Ci facciamo notare (a tavola come in casa o per strada) oltre la nostra consapevolezza.

Senza pretese di esaustività, a metà strada tra odiosa presunzione e falsa ironia, ecco la lista delle dieci cose che un palermitano sa far meglio di chiunque altro.

Offrire il caffè 

Entrate in un bar con un palermitano e provate a offrire voi. Per riuscirci, dovrete passare sul suo cadavere, dopo averlo spintonato davanti alla cassa e a una cassiera noncurante di una scena vista e rivista cento volte al giorno.

Trovarti un appellativo 

Vi siete appena conosciuti? Non importa. Tu sarai da subito suo cumpare, cuscì, sangò, fratè, figghiò, parrì. La lista è infinita.

Infrangere il codice della strada 

Per un palermitano, il sorpasso è una questione di onore. Tutto il resto non conta. E’ convinzione comune che se hai imparato a guidare a Palermo, puoi farlo dappertutto: segnaletica orizzontale, precedenze e rotonde sono un optional. La regola è il clacson.

Le arancine 

Anche chi non le sa fare sa dove dirigersi per apprezzarle al meglio. Chiamatele al femminile o al maschile (altamente sconsigliato), provatele “accarne” o “abburro”, le più buone le mangerete a Palermo.

Metterti a tuo agio 

Siamo i più ospitali. Se sei un turista, ti diamo indicazioni, ti portiamo in giro per la città, ti accompagniamo a mangiare nei posti migliori e, se ce lo permetti, ti pianifichiamo l’intera vacanza.

Lamentarsi

In inverno desideriamo arrivi l’estate e in estate abbiamo nostalgia dell’inverno. Ma  in inverno fa troppo freddo e in estate troppo caldo. E stiamo solo parlando del tempo. Si dice che si stava meglio quando si stava peggio. Scommetto che questo proverbio l’abbia inventato un palermitano.

Apprezzare le domeniche in famiglia 

Il pranzo della domenica in casa è sacrosanto. Le famiglie di Palermo fanno a gara a chi riesce a imporre il proprio odore nell’androne del palazzo. Di solito vince chi punta sulla pasta al forno.

“Fidarsela” 

Provate a dire provocatoriamente a un palermitano: “Un t’a firi!”. A quel punto sarà capace di scalare l’Everest in tutù. Siamo ostinatamente “accollativi” e consideriamo i “passapititto” persone da tenere a debita distanza. Se vuoi essere considerato “i bella”, te l’accollerai.

Trovare pregi e difetti della propria città 

Se sei nato o hai vissuto a Palermo, sarai allo stesso tempo il suo primo fan e un suo acerrimo nemico. Siamo attaccati alla nostra terra al punto da sapere alla perfezione quanto può offrire e quanto sa essere sbagliata.

Bussare coi piedi 

L’affermazione “non portare niente” è parte del cerimoniale di un invito a pranzo o a cena in una casa palermitana. Guai ad assecondare la richiesta. L’invitato porterà sempre qualcosa, preferibilmente la classica guantiera di dolci, e il padrone di casa non ne sarà per nulla sorpreso.