Anche per la Provincia regionale di Catania il rischio caos per i servizi al pubblico e per il destino stesso dei lavoratori è molto alto. Ed è già iniziato il conto alla rovescia verso il 31 dicembre 2014, data entro la quale, con l’adozione di un’apposita delibera di esecuzione del Commissario straordinario dell’Ente dovrà scattare la procedura dei prepensionamenti previsti dalla normativa.

Una manovra che – secondo i sindacati – comporterà un consistente risparmio di oltre tre milioni di euro assolutamente determinanti per limitare lo sforamento del Patto di stabilità dell’Ente, e che se ritardata, comporterà un gravoso danno erariale a carico della Provincia.

Come in tutte le altre sedi delle Province italiane anche a Catania – su indizione delle segreterie nazionali, regionali e provinciali di FP CGIL, FP CISL e UIL FPL – si è tenuta un’assemblea con sit in dei dipendenti in cui si è contestata la ” politica neoliberista dei governi nazionale e regionale, che disattendendo ogni confronto e richiesta di parte sindacale”.

I segretari provinciali Gaetano Agliozzo e Carmelo Distefano della FP CGIL, Giuseppe Scirè e Armando Coco della Cisl FP e Tommaso D’Amico e Stefano Passarello della UIL FPL hanno evidenziato il rischio concreto di un caos istituzionale con conseguenze drammatiche ricadute sui servizi e sul futuro dei dipendenti: “È inaccettabile – dicono – che in due anni, per le Province siciliane non si sia fatto alcun passo avanti sul riassetto delle funzioni, nessun progetto per la costruzione di reti territoriali di servizi e nessun piano per salvaguardare posti di lavoro e professionalità che servono ad assicurare scuole, viabilità, tutela ambientale, servizi all’impiego, supporto ai comuni. Dalla politica sono arrivati solo ingenti tagli e la certezza di una condanna al dissesto finanziario. E ancora, minaccia di mobilità del personale con ventilati possibili licenziamenti e dispersione del patrimonio di competenze”.

In Sicilia l’unico dato certo è che il prossimo 8 aprile scadranno i mandati dei commissari straordinari nominati da Palazzo d’Orleans e se anche nell’Isola si dovesse recepire la linea politica del Governo in discussione in Parlamento, circa 3000 lavoratori, che rappresentano più la metà del personale delle province siciliane, dovranno essere posti in mobilità, con il concreto rischio di non percepire gli stipendi.

I sindacati rilevano inoltre che né i comuni né altri enti pubblici potranno assorbire il personale da trasferire sia per carenza di risorse finanziarie che per l’impossibilità di sforare il patto di stabilità.

“A pagare il conto dell’incapacità del Governo, degli amministratori e delle alte burocrazie coinvolte, ancora una volta saranno i cittadini, – continuano i rappresentanti sindacali- che vedranno diminuire i servizi e aumentare le tasse locali. In particolare, riguardo alla ventilata mobilità che incombe pericolosamente come una mannaia sul capo dei lavoratori della Provincia Regionale di Catania, è emersa dalla discussione la necessità dei prepensionamenti entro fine anno per limitare danni erariali e scongiurare la mobilità collettiva e indiscriminata”.