Non tutto è perduto! E’ la parola d’ordine notturna all’interno della maggioranza siciliana nel corso della notte appena trascorsa. La Riforma delle province si può ancora salvare nonostante ieri il governo sia andato sotto per l’ennesima volta.

L’approvazione di un sub emendamento soppressivo del forzista Falcone, grazie anche ai voti dei grillini e di una pattuglia di franchi tiratori, che ha, di fatto, cancellato le città metropolitane, potrà essere corretta durante la discussione sull’art.7.

“E’ un pasticcio” ha ammesso il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone. “Ora occorre riflessione non possiamo tornare in aula a occhi chiusi”. E così si tornerà in aula alle 16 per tentare di serrare le fila, di ritrovare unità, di portare a casa questa riforma.

Un copione già visto e ripetuto in più di una occasione. L’ultima è stata la legge di stabilità regionale, quella stessa legge che, dopo essere uscita dai compromessi d’aula, è stata falcidiata dal Commissario dello Stato.

Tentativi di soluzione a parte il pasticcio è stato fatto e per l’ennesima volta la maggioranza ne esce con le ossa rotte. una maggioranza che non c’è e che non perde occasione per dimostrarlo ad ogni voto segreto, ad ogni occasione per far pesare la tanto bistrattata aula di Sala d’Ercole.

Sono in tanti, infatti, troppi, i deputati che non si sentono tenuti nella giusta considerazione dal Presidente e dal governo. Un governo che non ascolta nessuno, che non si confronta e che tira avanti salvo poi inciampare, sistematicamente, in queste bocciature che non sono frutto solo del lavoro dell’opposizione che si limita ad insinuarsi negli spazi che la maggioranza continua ad offrire ed a sottolinearne le contraddizioni.

Crocetta oggi farà il suo ennesimo sermone agli alleati. Per strigliare tutti è già convocato un tavolo di maggioranza  nel corso del quale il Presidente è pronto a dare battaglia. O così o tutti a casa. Dai suoi Crocetta pretende che la riforma passi e che la votino come è uscita dal suo studio a prescindere da cosa c’è scritto, dalla legittimità della nuova proroga dei commissari, dall’idea del Commissario dello Stato, dagli attacchi dell’opposizione, dalle proteste di dipendenti e lavoratori e così via. Ed in più attacca i franchi tiratori che, a suo dire, vorrebbero solo alzare il prezzo per chiedere, in cambio, la no,mina di uno o più manager del.la sanità in scadenza.

E per mettere le cose in chiaro il Presidente scrive su facebook “Se qualcuno pensa di potermi fare cambiare idea trincerandosi dietro il segreto dell’urna sbaglia di grosso, io non arretro di un solo millimetro e portero’ avanti le riforme. Se qualcuno pensa di giocare allo sfascio e che io debba subire questo sfascio, sappia che sta facendo male, anzi molto male i suoi calcoli. Sono pronto a ogni sfida”

Ma la Riforma delle province è, sì, importante ma è soltanto uno dei temi di queste ore, di questi giorni. Il vero grande tema del quale tutti sembrano dimenticarsi è la finanziaria bis. C’è chi dice che si accelera, chi parla di trattative ed incontri con il Commissario dello Stato ma di fatto non c’è ancora traccia del documento che dovrebbe salvare i conti della Regione e permettere il pagamento degli stipendi di oltre 26 mila lavoratori delle aziende controllate dalla Regione.

Legato a doppio mandata alla finanziaria bis c’è anche il rimpasto o il ri aggiustamento come la chiama Crocetta. Un aggiustamento che dovrà riguardare almeno un terzo della sua giunta, minimo 4 assessori. Il neo segretario Pd Fausto Raciti, che ieri ha incontrato il Presidente Crocetta insieme alla sua nuova vice Mila Spicola, aveva appena detto che il suo Pd è unito e pronto ad affrontare la sfida senza sapere che appena un’ora dopo sarebbe successo il pasticcio in aula nel quale è difficile pensare non ci sia lo zampino di qualcuno del Pd che non è esente da mal di pancia.

Una eventualità candidamente confessata proprio da un renziano, il deputato regionale Gianfranco Vullo  “Ciò che è avvenuto stasera su un emendamento proposto dal centrodestra certifica le difficoltà dell’attuale maggioranza a fare quadrato su importanti riforme. Chiedo al presidente Crocetta di assumere un’iniziativa che porti ad una riflessione in seno alla maggioranza ed a una accelerazione sul tema del rafforzamento politico del suo governo. Così continuando si rischia che il governo vada sotto ancora a causa dei malpancisti che purtroppo ci sono nella nostra coalizione”.

Ma il vero nodo è Luca Bianchi. L’uomo dei numeri venuto da Roma è certamente fra gli assessori che potrebbero essere “sostituiti” ma cambiare in corsa la guida dell’economia mentre si cerca di salvare i conti non è certo cosa semplicissima. E allora ecco che il Presiente è pronto ad un altro rinvio.

Crocetta attenderà, infatti, che si chiuda la composizione del governo nazionale e Renzi scelga non solo i Ministri, ma assegni tutti i posti di governo e sottogoverno. Magari ci sarà spazio anche per Bianchi in modo che possa, da Roma, dare una mano alla povera Sicilia.

Ma anche così i conti (degli assessorati) non sembrano tornare. Crocetta prevede di darne uno ai partiti minori. Uno solo per Megafono, Drs e Articolo 4, ma su questo fronte appare difficile che i così detti piccoli si accontentino. La federazione della quale tanto si parla, infatti, non è mai nata e non nascerà in cinque minuti. Troppi i distinguo e troppi i deputati che si considerano già leader di una cosa che ancora non c’è

Dunque Sicilia che naviga in acque agitate e con un comandante che non vuole usare gli strumenti di bordo ma preferisce condurre a vista la sua nave. Qualcuno cerca già le scialuppe di salvataggio ma da questa nave non si scende se non a fine corsa. L’unica vero dubbio è: “dove finisce la corsa?”