Tutto concentrato in pochi giorni, cinque per l’esattezza. eventi politici ed eventi giudiziari in sequenza quasi comes e ci fosse una regia occulta a manovrare le fila di vicende delle quali si chiacchiera da tempo ma che non avevano mai trovato riscontri concreti. Tutto matura in pochi giorni, un evento dietro, l’altro e tutto, in qualche modo, per lo più fortuitamente o indirettamente, collegato all’incolpevole presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta.

Accade così che nella Sicilia terra di Pirandello, il fato si accanisca contro Crocetta ed i suoi amici o compagni di percorso politico, che gli alleati in fibrillazione siano pronti a far la voce grossa davvero, che altri amici e medici curanti finiscano sotto inchiesta per truffa al servizio sanitario regionale, che gli appalti fatti per contenere i costi ed evitare truffe si rivelino una grande truffa.

Andiamo per ordine partendo dalle cose semi chiare ovvero dalla politica ‘pura’. Semi chiare perché circostanze simili alle attuali non sono nuove e si sono risolte, in passato, in un nulla di fatto. In pratica la lite fra Crocetta ed i renziani sembra giunta alla frutta. Dopo le dichiarazioni post elettorali sembrava che il Presidente avesse deciso di rientrare nella ‘casa del padre’ ma la risposta piccata alle dichiarazioni di davide Faraone toglie ogni coperchio alla lite e lo fa proprio mentre è in corso la fuga dalla giunta regionale.

Nell’arco della scorsa settimana due assessori hanno lasciato: Ettore Leotta prima cercando di nascondere la polemica, Nino Caleca dopo, in aperta polemica, invece, con la scelta del sostituto di Leotta. L’assessore nominato è Giovanni Pistorio, che secondo Caleca rappresenta un ritorno al passato ed in  realtà assessore lo era già stato con Cuffaro e a lungo era stato il braccio destro di Raffaele Lombardo.

A confermare il sospetto di un ritorno al lombardismo sarà, poi, la scelta di Rosa Barresi per sostituire Caleca all’agricoltura. Qui la spaccatura è più profonda perchè oltre alle polemiche si spacca anche Sicilia democratica con il capogruppo Lentini che plaude ma i catanesi del movimento che fu di Leanza che protestano, In pratica Sicilia Democratica rischia la seconda diaspora. all’Ars, attualmente, sembra aver preso il posto che fu del Megafono prima e del Pdr dopo: unica piccola forza politica che sposa ogni parola di Crocetta ottenendo fettine di potere.

Ma se Crocetta può contare su questa dozzina o poco più di deputati fra Megafono, Pdr e Sd, sembra che man mano si allontani tutti gli altri alleati. Perfino l’Udc per bocca del suo segretario nazionale D’Alia dice che “i toni usati da Crocetta sono inaccettabili”.

Il Pd, per parte sua, si mostra per una volta unito. O almeno ci prova. E sembra intenzionato a cacciare il governatore se non rientrerà nei ranghi. il segretario Fausto Raciti, che renziano non è mai stato anche se ha sempre tenuto rapporti discreti con quell’area del suo partito, annuncia la convocazione della direzione per sabato prossimo: “Non si può  trasformare una vicenda delicata come quella del futuro della Regione Siciliana e dei rapporti col Governo nazionale in una questione di rissa personale. Crocetta – dice Raciti – ha usato toni ed argomenti offensivi di cui il Presidente della Regione deve fare a meno e di cui farebbe bene a scusarsi. Il PD in Sicilia si è fatto garante di una comune responsabilità sulle sorti dell’Isola per provare a dare una mano.  A questo punto ritengo doveroso e non rinviabile il confronto con la direzione del Partito siciliano per stabilire insieme cosa fare”.

In realtà Raciti si tiene la porta aperta convocando la direzione non per oggi ne per domani ma praticamente fra una settimana. Il tempo per stemperare gli animi c’è.

Fin qui la politica ma fra sabato e oggi scende in campo anche la cronaca giudiziaria. Sabato con l’inchiesta sugli elicotteri antincendio fantasma. La stampa ha difeso la Regione quale parte offesa dimenticando che quell’appalto fu fatto in fretta e furia fra le polemiche per il mancato avvio dell’antincendio boschivo mentre la Sicilia bruciava e si scelse questa procedura per evitare di foraggiare le imprese che avevano gestito il servizio fino ad allora sulle quali Crocetta lasciava trapelare dubbi come da suo costume. Peraltro neanche quest’anno l’antincendio boschivo è ancora partito alla fine di giugno quando, per essere efficace, la prevenzione va fatta a maggio.

Oggi gli arresti domiciliari per Matteo Tutino accusato di truffa al sistema sanitario regionale. Avrebbe ottenuto rimborsi dal servizio pubblico per interventi chirurgici che in realtà erano trattamenti estetici. Tutino è un fedelissimo di Crocetta, è stato il suo medico curante per alcune categoria di trattamenti sanitari ai quali il presidente della Regione si è sottoposto negli anni e Crocetta lo ha sempre ‘sponsorizzato’. Nulla di illegale, sia chiaro. Ma adesso si scopre che il medico truffava la Regione, almeno secondo l’accusa.

Di chiacchiere in questo senso  se ne registravano da almeno un paio d’anni senza che nulla fosse mai emerso. Fra i pazienti di Tutino, si diceva e si dice, ci fossero anche magistrati inquirenti palermitani. Anche in questo caso nessun reato a carico di pazienti. Al contrario la magistratura mostra di essere in grado di non guardare in faccia nessuno quando si indaga su un presunto reato.

Ma il fato è maligno e così tutti questi eventi si concentrano in pochi giorni. Il cerchio magico (così lo ha definito la stampa ormai oltre un anno fa) di Crocetta si restringe. Assessori che si dimettono, amici che lo attaccano, altri che finiscono agli arresti domiciliari. Lui, il governatore, non ha e non potrebbe avere responsabilità penali in queste vicende. Ma quelle politiche sì, ci sono e sono sotto la luce del sole. Sono le stesse che lui considera i suoi pregi.

Di fatto, pian piano ‘ la musica finisce, gli amici se ne vanno’ e Crocetta, incolpevole, rischia di ritrovarsi con una corte sempre più ristretta e governare quel che resta delle macerie di Sicilia. Anche per questo il pd vorrebbe smarcarsi. Il rischio che gli elettori presentino il conto al partito democratico e non certo solo al governatore, cresce ogni giorno.