Ieri mattina i lettori di “Libero” sono stati accolti con un titolo a tutta pagina: “Fini è fallito”. Ma la quaestio più inquietante la si trovava più in basso, in un editoriale del direttore Maurizio Belpietro: “Su Gianfranco iniziano a girare strane storie”.

Il quotidiano avrebbe colà rivelato che qualcuno avrebbe pensato di organizzare un falso attentato nei confronti del leader di Fli a scopi propagandistici.

Il progetto, che dovrebbe essere messo in pratica durante una visita istituzionale ad Andria, dovrebbe essere organizzato da “un manovale della criminalità locale per duecentomila euro”.

Dell’organizzazione dell’agguato, secondo Belpietro, sarebbero poi  accusati ambienti vicini a Silvio Berlusconi.

In un passaggio, quindi, il direttore Belpietro, accennava anche a una vicenda di donne e soldi.

La procura di Bari ha intanto aperto un’inchiesta conoscitiva e Belpietro è già stato ascoltato dal procuratore aggiunto di Milano. Ma la vicenda non ha mancato di suscitare commenti anche pesanti.

“Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità di Libero è già perduta da tempo, non c’è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l’ultimo suo delirio su un possibile attentato a Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga”. Questo lo diceva già ieri il deputato di Fli Antonino Lo Presti.

Ma, d’altronde, come dar torto a quanti guardano con incredulità a una ipotesi che vorrebbe il presidente della Camera sottoporsi ad un falso attentato pur di danneggiare Berlusconi nell’immagine? Ce n’è proprio bisogno? Non basta l’autogol di un tale attacco mediatico?

Intanto, se un effetto è stato prodotto da tali affermazioni, è stato probabilmente quello di rinsaldare le relazioni tra l’Udc di Casini e il Fli di Fini.
Se Berlusconi lavora assiduamente ad allargare la maggioranza per arrivare alla fine della legislatura, insomma, la strada dell’attacco frontale e mediatico a Fini con il cosiddetto “metodo Boffo” è senz’altro sbagliata.

Ma questa vicenda impone una riflessione: la vita politica ha dimenticato le buone prassi, accecata dagli isterismi e dalla lotta per il potere. Ma il giornalismo italiano non è da meno.