Una carriera lunga interrotta da una brutta malattia che non gli ha dato scampo. Originario di Maletto, ma trapiantato a Misterbianco, Lino Leanza è cresciuto politicamente nella Democrazia Cristiana e dopo il big bang della galassia scudocrociata dei primi Anni 90 ha seguito il percorso di tanti ex democristiani.

Vicino a Pino Firrarello negli anni del Cdu e poi della prima Forza Italia, Lino Leanza è assessore della giunta provinciale guidata da Nello Musumeci. Segue le politiche del lavoro in un momento delicatissimo per Catania che dopo Tangentopoli fa i conti con le migliaia di disoccupati a causa della crisi e della fine dell’era dei Cavalieri.

E sarà proprio il lavoro il tema che caratterizzerà la vita politica di Lino Leanza con quel dialogo costante con i sindacati anche da posizioni differenti. Sarà così al Comune di Catania, nella prima sindacatura Scapagnini, dove Leanza è a capo della Task force Lavoro e dove si consumerà il divorzio con Firrarello e inizierà la lunga militanza al fianco di Raffaele Lombardo che all’epoca era alla guida del Ccd.

Proprio con quel partito nel 2001 approda all’Ars dove siederà fino ad oggi, ma con varie formazioni. Nei primi anni 2000 Ccd, Cdu e Democrazia Europea diventano l’Udc di cui Leanza sarà assessore regionale nel secondo governo Cuffaro e nel 2008 diventerà anche presidente della Regione facente funzioni dopo le dimissioni di Totò da Raffadali.

Ma è proprio da quelle nomine in giunta regionale volute da Lombardo (che in Sicilia provocheranno il parapiglia nel partito di Pier Ferdinando Casini con la famosa fronda dei quarantenni) e dalle liste civiche a sostegno della seconda candidatura a sindaco di Catania di Umberto Scapagnini che inizierà il percorso di ciò che poi sarà l’Mpa.

Leanza di quel progetto autonomista è stato uno dei protagonisti: in prima linea nelle manifestazioni, diventerà parlamentare nazionale nel 2006 (salvo poi dimettersi poche settimane dopo e tornare all’Ars), assessore regionale e segretario siciliano del partito fino al divorzio da Raffaele Lombardo che per lui sarà “la scelta più dolorosa”.

Nel 2012 torna nell’Udc, che appoggia la candidatura alla Regione di Rosario Crocetta, e con lo scudocrociato (che a Catania riporta in doppia cifra in occasione delle ultime Regionali) mantiene il seggio all’Ars. L’idillio con Gian Piero D’Alia dura poco e riaffiora il vecchio pallino del Lavoro, così Leanza pensa e realizza Articolo 4: la sua creatura politica.

Il progetto è determinate in occasione delle Amministrative 2013 di Catania dove il movimento viene considerato da tutti “l’ago della bilancia” che decreta la vittoria di Enzo Bianco e per l’elezione a Strasburgo della giornalista Michela Giuffrida, candidata nelle liste del Pd da indipendente.

L’esperienza di Articolo 4, però, dura appena due anni: le nomine in giunta per il Crocetta Ter lacerano il gruppo all’Ars e Leanza, quasi a sorpresa, lascia.

Nel novembre 2014 fa nascere Sicilia Democratica in cui si riconoscono alcuni fedelissimi della prima ora e che vede la rappresentanza in giunta regionale di Nino Caleca. Proprio l’assessore all’Agricoltura e tanti altri politici che Leanza ha incontrato nella sua carriera sono stati al suo capezzale fino all’ultimo.

Aveva compiuto 58 anni appena un giorno prima del suo ricovero.

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