Arcigay Palermo organizza un presidio di protesta davanti alla sede del PD, in via Bentivegna a Palermo, per protestare contro l’emendamento Gitti alla legge antiomofobia, “che incoraggia omofobia, razzismo, islamofobia, antisemitismo, etc., purché organizzati”.
Appuntamento oggi alle 18.

L’associazione, spiega i motivi della protesta: ” Solo pochi mesi fa, al Palermo pride nazionale 2013, il movimento LGBT riunito a Palermo guardava al futuro con grande ottimismo: era stato eletto uno dei parlamenti più giovani e liberali della storia repubblicana ed era stata presentata una proposta di legge per contrastare l’omofobia e la transfobia estendendo la legge Mancino, a firma di più di 200 deputati.

Giovedì la Camera dei Deputati, dopo un’attesa durata anni e anni, ha finalmente approvato una legge omofobia: si tratta della Legge Scalfarotto, che estende la legge Mancino anche ai crimini d’odio di origine omo/transfobica.
Un’ottima notizia, in apparenza. Ma il PD, anziché cercare una convergenza con SEL e 5 stelle, cerca fin dai lavori in commissione il compromesso a destra (la legge prevedeva un doppio relatore: Scalfarotto per il PD e Antonio Leone per il PDL).

La commissione la licenzia monca, ma viene completata dall’emendamento Verini che rende applicabile la legge Mancino. In parlamento, al fine di garantirsi i voti di Scelta Civica, l’emendamento Verini viene “precisato” dal subemendamento Gitti, che recita:
“Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.”

In pratica la legge Mancino non sarà applicabile nei confronti di organizzazioni politiche, sindacali, culturali, sanitaria, d’istruzione, religiose: si tratta dell’emendamento “salva vescovi” o peggio “sdogana Forza Nuova”. Esso non solo svuota di senso la legge Scalfarotto, in quanto l’istigazione all’odio viene spesso da partiti di destra e da associazioni ultracattoliche; ma, peggio, disattiva la legge Mancino anche per i crimini d’odio legati alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il fatto che quest’emendamento sia stato approvato col determinante contributo della Lega Nord, dà la cifra del valore di questo punto della legge.

In nome del compromesso parlamentare si è così svenduta la legge, che strutturata in questo modo è totalmente inefficace, e costituisce un pericolo arretramento per i diritti in Italia.

In altre parole l’odio razziale, omofobico, religioso da ieri è legittimato, purché perpetrato all’interno di organizzazioni e istituzioni. Un politico può liberamente affermare in Parlamento, come è già successo, che un gay è malato, o che un ebreo è usuraio, uno “zingaro” ruba i bambini, etc. Quello che è avvenuto giovedì, in un Paese che secondo Amnesty International e le principali organizzazioni internazionali occupa gli ultimi posti in Europa per la salvaguardia e il rispetto dei diritti umani, è estremamente grave, e segna una deriva che difficilmente potrà essere corretta: l’Italia di domani sarà ancora più razzista, omofoba, islamofoba, antisemita.

C’è ancora la speranza che la legge venga modificata in Senato, ma è una speranza debole. Alla Camera, Sel e Movimento 5 Stelle si sono opposti con strenua determinazione, e i deputati M5S hanno persino fatto un simbolico gesto di protesta, baciandosi in aula senza distinzione di sesso: ma in Senato i voti del Pd, che ha voluto quest’emendamento, sono ancora più determinanti.

Pur presi da un momento di scoramento, noi non ci fermiamo, sospinti dalla rabbia per essere stati presi per l’ennesima volta per i fondelli, rabbia che verrà incanalata verso azioni sempre più incise per continuare nella lotta per i diritti civili.

Incominciamo da oggi: incontriamoci alle 18 sotto la sede palermitana del Partito Democratico in Via Bentivegna 63, per gridare il nostro disappunto, per manifestare la nostra delusione, per fare capire ai dirigenti di questo partito ed a tutti gli altri deputati e senatori che ieri si è creata una frattura tra il Parlamento e la società, tra la politica e i diritti civili, frattura non sanabile a meno di uno strenuo impegno in Senato per approvare una legge che non contenga quell’emendamento vergognoso”.

(Foto tratta da Facebook)