L’Eni trasferisce d’ufficio cinque suoi dipendenti dalla raffineria di Gela a una propria consociata che produce additivi chimici nel Torinese e scatta la protesta spontanea dei lavoratori del diretto, con il conseguente blocco dei cancelli dello stabilimento.

A tre di questi operai, che hanno rifiutato il trasferimento, è stato disattivato il tesserino magnetico e vietato l’ingresso in fabbrica. Per Cgil, Cisl, Uil e Ugl “la decisione unilaterale dell’azienda è una provocazione che avvia di fatto la riduzione dei livelli occupazionali prevista dal nuovo piano industriale dell’Eni, sul quale è in corso un’ampia e difficile discussione”.

Le parti dovrebbero tornare ad incontrarsi il 14 di ottobre, al ministero dello sviluppo economico, ma attendono ancora una conferma ufficiale. Sul tavolo del negoziato il progetto di produzione dei bio-carburanti (alternativo alla ventilata chiusura del sito di Gela) che però ridurrebbe notevolmente la forza lavoro, con centinaia di esuberi da occupare altrove.

Nel frattempo non soddisfa i sindacati l’esito delle trattative a livello territoriale, “perché – dice il segretario provinciale della Uiltec-Uil di Caltanissetta, Maurizio Castania – vanno troppo a rilento i concordati lavori di ripristino degli impianti fermi da quasi un anno, per l’avvio di almeno una delle tre linee di produzione della raffineria e perché l’Eni non considera affatto il possibile rientro dei 200 dipendenti che attualmente si trovano a comando presso altre aziende del gruppo, in Italia e all’estero”.

Da qui la “richiesta di fare chiarezza subito”. Domani mattina, per fare il punto della situazione, si riunirà in seduta straordinaria e urgente il consiglio di fabbrica con l’obiettivo di proclamare un calendario di scioperi a sostegno della “vertenza Gela”.