Catania si risveglia dopo lo choc dell’inchiesta che ha travolto i vertici della squadra di calcio della città. Si risveglia con la consapevolezza che il futuro calcistico è incerto e l’estate appena cominciata sarà l’ennesima stagione bollente della storia sportiva rossazzurra.

Se c’è una consapevolezza, infatti, è la possibilità che il Catania ricominci un percorso da un punto di partenza che ad oggi è ignoto: sarà la giustizia sportiva ad indicarlo con gli sviluppi dell’inchiesta avviata dalla Procura federale della Figc nata dagli atti dell’indagine condotta dai magistrati catanesi.

L’altra considerazione, nota solo ai tifosi catanesi ed in particolare ai più anziani, è quella di sapere che tra le tante incognite c’è anche l’ipotesi di una traversata nel deserto, una condizione che da queste parti si conosce bene. Ecco perché oltre all’amarezza, c’è anche tanta rabbia per quanto accaduto. I supporter della Juve, ad esempio, quando la Signora fu investita dal ciclone Calciopoli, sapevano che avrebbero pagato, ma non immaginavano quale conto sarebbe stato presentato e avevano la certezza di avere le spalle larghe degli Agnelli.

A Catania si è ricominciato tante volte, spesso senza garanzie. E questo gli anziani del tifo etneo lo sanno: ‘vabbè ricominciamo anche stavolta’, avranno detto. E’ stato così nell’incandescente estate del 1993, quella della radiazione, dei cortei, del gruppo di tifosi incatenati davanti la sede romana della Figc, del sostegno incondizionato ad Angelo Massimino.

‘Vabbe ricominciamo anche stavolta’ pensando a quale decisione intenderanno adottare i giudici sportivi, sapendo che si potrà ripartire da campi e territori finiti nel dimenticatoio.

Vabbè ricominciamo anche stavolta’ perché è vero che a Catania non si è vinto mai uno scudetto, una coppa, ma questa storia in cui sono tante, forse troppe le pagine amare, poi ne ha sempre una nuova. Sì questo è stato sempre così.