“Il nostro auspicio è che l’inserimento tra gli accantonamenti di 1,7 miliardi che lo Stato deve alla Regione in virtù dell’art.36 dello Statuto non sia un fatto simbolico ma che seguano iniziative per raggiungere l’obiettivo. Se queste risorse non arriveranno la Regione non potrà chiudere il bilancio di previsione del 2015. Ma sia chiaro che questi fondi non risolverebbero tutti i problemi dell’economia siciliana”.

E’ preoccupato il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro. “Per uscire dalla palude- sottolinea – servono riforme strutturali, ferme al palo da troppo tempo, interventi sulla spesa pubblica con l’eliminazione di sprechi e privilegi , una seria lotta alla corruzione e il buon utilizzo dei fondi europei con investimenti produttivi. Questi sono obiettivi a cui il governo deve lavorare da subito- rileva-incardinando un percorso di confronto con le parti sociali. Il presidente Crocetta- aggiunge- dovrebbe avere ormai chiaro che da soli non si va da nessuna parte, soprattutto quando i problemi sul tappeto sono gravi come quelli della Sicilia”.

Per il segretario della Cgil “bisogna avere consapevolezza che non si potrà fare tutto subito ma che avviare un percorso virtuoso è l’unico modo per dare prospettive all’isola, dopo due anni di sostanziale nulla di fatto”. Che la situazione sia peggiorata, rileva Pagliaro, “lo confermano del resto tutte le statistiche, quelle che ci dicono che la povertà assoluta è cresciuta del 40% così come quelle che confermano il trend calante dell’occupazione (persi dal 2008 circa 220 mila posti di lavoro), del Pil (- 16% dal 2008) e degli investimenti (- 47% in 7 anni)”. Adesso dunque “si pensi- conclude il segretario della Cgil- a costruire qualcosa di concreto per la nostra regione”.