Non solo mancata rendicontazione nella realizzazione di opere pubbliche e ritardi nei pagamenti e nelle assegnazioni. Anche il Fondo Sociale Europeo mostra criticità difficilmente sanabili a due settimane dalla chiusura definitiva del programma.

Sono ben 376 milioni i fondi spesi dalla Sicilia nel settore informatico che l’Unione Europea contesta perché rendicontanti in modo improprio o utilizzati in presunta violazione di norme e regolamenti, contestati dalla Corte dei Conti o semplicemente non completamente giustificati o pagati fuori termini ( la contestazione sul Fondo Sociale Europeo riguarda il precedente programma e complessivamente raggiunge i 590 milioni circa. oltre i 376 del settore informatico, ne sono contestati altri 215 spesi nella formazione) .

Entro il 31 dicembre occorrono giustificazioni convincenti o la Sicilia si ritroverà con questo ulteriore buco nel bilancio pubblico o, peggio, dovrà chiedere la restituzione delle somme ai destinatari o non pagare servizi resi.

Secondo Antonio Ingroia, amministratore di Sicilia e servizi “Il presunto mancato riconoscimento di questi 376 milioni di euro del fondo sociale europeo da parte della Commissione europea è figlio di gestioni sciagurate della cosa pubblica, quando i governi regionali, forti dell’impunità di cui per decenni hanno goduto, sperperavano denaro pubblico e si nascondevano al rispetto delle regole, nella certezza che mai avrebbero pagato per i reati commessi e le omissioni, nello specifico le mancate rendicontazioni dei costi e la mancanza di avviso pubblico di alcuni bandi”.

Il rischio concreto che si vuole scongiurare e che siano i siciliani a pagarne le conseguenze  “Non possono essere i siciliani, ancora una volta, a pagare il prezzo del malgoverno e degli sprechi. Una soluzione va studiata e applicata. Non è possibile che una Regione sull’orlo del dissesto
finanziario per colpe gravissime della politica possa ora far pagare ancora una volta i cittadini. A pagare devono essere i responsabili di questo disastro e non la collettività. A pagare deve essere chi si è arricchito indebitamente con quei soldi. Perciò la Commissione Europea metta giù le mani e aiuti la magistratura a trovare i veri colpevoli, affinché possano pagare per il disastro compiuto non a favore, ma a danno dei cittadini della mia regione che di questi soldi non hanno beneficiato”.

L’intervento di Ingroia più da politico in fase di rilancio che da amministratore è violento “L’Europa è nata nel principio dell’unione tra popoli. Non possono essere quegli stessi popoli a pagare il prezzo dei colpevoli errori di pochi delinquenti”. Ma Ingroia sa bene che non è così che funzionano i regolamenti comunitari e il rischio di disimpegno di quei soldi è ben più che elevato