Più di 7 milioni di americani bevono il vino made in Sicily. Secondo i dati rilevati da Wine intelligence i fans del vino siciliano sono 2,3 milioni in Inghilterra, 2 milioni in Germania e 500 mila in Svizzera.

“Sono dati importanti – spiega Dario Cartabellotta, assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari – frutto di un ventennio di impegno dei produttori vitivinicoli siciliani e della Regione. Un risultato confermato anche da un altro dato: nei 4,7 miliardi di euro dell’export nazionale di vino, la quota della Sicilia nel 2012 è stata del 4,85%, il doppio quasi del 2,5% registrato tra 2009 e il 2010. Purtroppo il vino non trascina gli atri prodotti agroalimentari”.

L’export dell’Isola riguarda anche  pasta alimentare e olio extravergine d’oliva negli Stati Uniti e in Giappone. Ma i numeri non sono entusiasmanti. Nel corso degli ultimi anni sono molte, però, le posizioni perdute. E’ il caso degli agrumi. Fino agli anni ’70, l’export di agrumi siciliani era molto consistente, quasi di tipo monopolistico “oggi la quota – continua Cartabellotta – si è ridotta  al 3%”.

La stessa cosa vale per l’ortofrutta. Fino a 20 anni fa il pomodoro di Pachino a Milano era molto ricercato, oggi non c’è alcuna differenza con quello del nordafrica. Su una produzione agroalimentare di 4 miliardi di euro, il consumo raggiunge addirittura i 10. Mancano circa 6 miliardi che sono quelli della grande distribuzione con i prodotti provenienti fuori dall’Isola. Soldi che servirebbero ad incrementare lo sviluppo dell’agricoltura siciliana.

“Una della chance possibili per i prodotti vitivinicoli e agroalimentari siciliani – conclude Cartabellotta – è quello di puntare ai paesi dell’Est”.

L.A.