Le dieci vocali del Latino classico si sono trasformate seguendo due strade molto differenti in sette vocali nell’Italiano standard ed in cinque vocali nel Siciliano.

Per rappresentare le dieci vocali del Latino classico, invece di usare i segni diacritici macron e breve com’è d’uso nelle grammatiche latine contemporanee, possiamo per semplicità limitarci ad usare le cinque lettere vocaliche dell’alfabeto latino a, e, i, o ed u per rappresentare le vocali brevi, mentre ci basta semplicemente raddoppiarle come aa, ee, ii, oo ed uu per rappresentare le vocali lunghe.

Per rappresentare le sette vocali dell’Italiano standard, possiamo invece usare le lettere dell’IPA, e quindi usare a, ɛ, e, i, ɔ, o ed u.
Per rappresentare le cinque vocali del Siciliano, usando l’IPA, che è un alfabeto fonetico dove, per quanto di interesse al presente argomento, ad ogni simbolo corrisponde sempre e soltanto un suono, possiamo quindi usare a, ɛ, i, ɔ ed u.

Prima nota interessante, in Siciliano generalmente la e chiusa e la o chiusa non esistono.

Nota sulla nota, scrivo generalmente perché può certamente capitare che un fenomeno osservabile nella maggior parte dei dialetti della lingua siciliana non sia osservabile in ogni singolo dialetto, d’altronde c’è chi pensa che esista almeno un dialetto per ogni essere umano, per cui non bisogna stupirsi se nella parrata di un determinato paese questa descrizione generale possa non essere valida, magari ci possono essere più vocali (o anche meno, ci sono dialetti dell’Arabo che usano soltanto tre vocali), le vocali possono essere differenti, e d’altro canto nell’IPA ci sono almeno una trentina di lettere per indicare suoni vocalici differenti, alla fine si tratta di cercare di catturare e definire con un numero finito e determinato di simboli un infinito di suoni vocalici. Addirittura, nelle parrate di alcuni determinati paesi Siciliani periferici, oserei arrivare ad affermare che la suddivisione tra vocali lunghe e brevi propria del Latino classico potrebbe non essere del tutto scomparsa. Questo premesso, in generale dicevamo il Siciliano è una lingua pentavocalica, presenta quindi cinque vocali, tutte quelle dell’Italiano standard meno la e chiusa e la o chiusa.

La vocalizzazione romanza usuale, quella ad esempio che ha dato come esito le sette vocali dell’Italiano standard, può essere descritta dalle seguenti semplici osservazioni:

  1. a ed aa si sono trasformate in a;
  2. e si è trasformata in ɛ;
  3. o si è trasformata in ɔ;
  4. i ed ee si sono trasformate in e;
  5. ii si è trasformata in i;
  6. oo ed u si sono trasformati in o;
  7. uu si è trasformata in u;

La vocalizzazione siciliana, quella che ha dato come esito le cinque vocali del Siciliano, può essere descritta dalle seguenti semplici osservazioni:

  1. a ed aa si sono trasformate in a;
  2. e si è trasformata in ɛ;
  3. o si è trasformata in ɔ;
  4. i, ii ed ee si sono trasformate in i;
  5. oo, u ed uu si sono trasformate in u;

Come vedete, le prime tre osservazioni sono uguali, ma le rimanenti cambiano parecchio. Questa differenza in questo fenomeno di trasformazione delle vocali tra i due vocalismi spiega il perché in Siciliano si sentano molte più u e molte più i che in Italiano standard, o perché si sentano pochissime e od o (in realtà, generalmente e chiuse ed o chiuse non se ne sentono proprio!).

L’utilità maggiore di queste osservazioni è forse quella di riuscire a predirre e descrivere le trasformazioni delle vocali dall’Italiano standard al Siciliano, e viceversa, e da un certo punto di vista potrebbe anche essere un esempio di che genere di armi una lingua abbia a disposizione per difendersi e differenziarsi dalle altre lingue contigue: infatti, nonostante sia sottoposta oramai da secoli a feroci politiche repressive, e dal secondo dopoguerra debba fronteggiare un doppio attacco concentrico sferrato da una parte dal sistema scolastico della Repubblica Italiana, e dall’altro, e probabilmente con maggiore veemenza e successo, dall’affermazione della televisione in lingua italiana come mezzo di comunicazione di massa, la lingua Siciliana non solo non si è ancora estinta, né è in pericolo di estinzione, ma è anche riuscita a trasformare l’Italiano standard parlato nell’isola in un dialetto Siciliano del Toscano, il cosiddetto Italiano regionale di Sicilia, che è al giorno d’oggi probabilmente la madrelingua di buona parte delle popolazioni urbane ad alta scolarizzazione dell’isola, e che sul lungo periodo si potrebbe evolvere in un nuovo Siciliano, fenomeno già avvenuto più volte in età storica in Sicilia.