Anche per quest’anno sono previsti i campi di antimafia sociale organizzati da Arci, insieme a Cgil, Spi Cgil, Flai Cgil e in collaborazione con Libera. I campi antimafia sono l’esempio che, anche in quei luoghi dove la mafia ha spadroneggiato, è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità e sul rispetto dei diritti sociali.

Tra questi il progetto Liberarci dalle Spine. Oramai da nove anni tantissimi giovani toscani e di altre regioni hanno preso parte a questo progetto in Sicilia e in Toscana, ed esso si è rivelato occasione straordinaria di diffusione di cultura della legalità e del senso civico.
Il protagonismo dei volontari e delle volontarie ha contribuito al quotidiano impegno dei soci della Cooperativa Sociale “Lavoro e Non Solo” non soltanto nell’attività lavorativa, ma soprattutto nella loro attività di animazione territoriale, fondamentale per il potenziamento delle relazioni e della rete sociale sul territorio corleonese.

Liberarci dalle Spine rappresenta un percorso educativo completo e complesso: le diverse attività che vengono proposte, dal lavoro agricolo a fianco dei soci sui terreni confiscati, agli incontri con persone e testimonianze, dalle visite a luoghi simbolo fino ad attività di incontro con i cittadini e le cittadine nonché con le Istituzioni e la società civile del territorio, sono parte integrante del percorso educativo e formativo.

Nei mesi precedenti all’avvio dei campi antimafie è previsto un percorso di formazione dei coordinatori dei 16 campi antimafie e eventi di info/formazione con i volontari in partenza.
In questo ambito è necessario produrre dispense, bibliografie e filmografie da mettere a disposizione dei coordinatori e volontari (con approfondimenti diversi).
Tale materiale va distribuito come kit didattico e inserito in una piattaforma online in modo da favorirne la loro conoscenza.

Una particolare attenzione è dedicata agli stili di vita e alla sostenibilità ambientale legata in particolare ai momenti di “routine” del campo stesso: i pasti assumeranno un valore culturale, grazie alla particolare cura che verrà dedicata dai cuochi dello Spi-Cgil alla scelta del menù, che privilegerà prodotti del territorio a Km 0, biologici, salutari e in molti casi semplici e saporiti, poichè provenienti dalla cultura culinaria “povera” del nostro paese.
Vengono utilizzati piatti in ceramica e bicchieri in vetro, eliminando l’uso della plastica, che causa un forte impatto ambientale negativo in territori dove, tra l’altro, non è sempre presente la raccolta differenziata dei rifiuti.

Il lavaggio delle stoviglie da parte dei volontari, farà quindi anch’esso parte integrante delle attività del campo di antimafia sociale come del resto sempre lo sono state le attività di aiuto in cucina e di ordine e pulizia degli spazi comuni.
Saranno attivate una serie di azioni di animazione e aggregazione sociale quali; partite di calcetto e di pallavolo, briscolate e inviti a pranzo o cena da parte di famiglie del luogo.

“Siamo convinti – si legge in una nota stampa dell’assessorato regionale delle Risorse agricole e Alimentari – che la comunità locale onesta di Corleone sia la maggioranza di questa comunità locale e gran parte di loro voglia contribuire attivamente al miglioramento della qualità della vita. Noi vorremmo condividere con loro questo percorso di cambiamento sociale ed esserne parte protagonista”.

Ad accompagnare i campi antimafie 2013 ci sarà quest’anno una radio-web, che avrà la propria sede centrale nei locali della Camera del lavoro di Corleone, che sarà diffusa su tutto il territorio nazionale, attraverso le collaborazioni con tanti giovani volontari che, negli anni, hanno fatto l’esperienza del progetto “liberarci dalle spine”.
La radio-web consentirà ai giovani e ai “diversamente giovani” dello Spi di raccontare e di raccontarsi, in continuo contatto con i territori dove si svolgono i campi di lavoro, ma anche con i territori di provenienza dei partecipanti.
Durante l’esperienza corleonese i volontari verranno coinvolti nello studio di due momenti storici dell’antimafia sociale.

Si inizia con il movimento popolare contadino dei Fasci Siciliani che generò in Sicilia emancipazione di diritti sociale e del lavoro alla fine dell’800. In particolare a Corleone si tenne il 31 luglio 1893 il Congresso dei Fasci Siciliani che generò il primo Patto del Grano.
Tale atto è considerato il primo contratto sindacale dei contadini dell’ Italia capitalista.
Alla testa di questo movimento un corleonese, cooperatore e primo sindaco socialista ucciso dalla mafia nel 1915: Bernardino Verro.
Oggi questa cooperativa sociale agricola con la condivisione della Camera del Lavoro e di altri soggetti associativi corleonesi rappresenta l’eredità autentica di quell’impegno di lotta contadina.
Infine, il rapporto tra generazioni diverse è un grande valore di coesione sociale e di trasferimento di memoria che genera conoscenza e consapevolezza della storia contemporanea.

La seconda tematica è rappresentata dai sindacalisti delle Camere del Lavoro, capilega e braccianti uccisi dai mafiosi nel periodo 1947-1960. In quegli anni i furono 61 vittime; molti di loro risultano “morti” e non “uccisi” in quanto mai le forze dell’ordine andarono a riconoscere formalmente gli omicidi.

Si tratta di ricercare testimonianze, foto e narrazioni per consentire alla Cgil di formalizzare la riapertura di processi e così contribuire alla ricerca di giustizia e verità occultate da parte di alcuni segmenti dello Stato.

Oltre ai 15 campi antimafie a Corleone si prevede di farne uno anche nella fattoria di Suvignano nel Comune di Monteroni d’ Arbia.
L’ipotesi di utilizzo dell’Azienda prevede anche fini complementari alle attività tradizionali; attività che si vanno a configurare con finalità di promozione sociale e di incremento del benessere dei territori di riferimento, che verranno gestite dal Comune di Monteroni d’Arbia.

Questo filone abbraccia i temi della formazione e della partecipazione per le giovani generazioni, con particolare riferimento ai temi della legalità e della lotta alla mafia. Un progetto non solo di alto valore simbolico ma anche di straordinaria concretezza per poter ricordare a tutta la comunità che la lotta alla mafia ci riguarda tutti molto più da vicino di quanto siamo abituati a pensare. Da queste considerazioni nasce l’idea di una “ Fattoria Didattica delle Legalità”

Ad oggi l’assegnazione definitiva da parte dell’Agenzia dei beni Confiscati non è avve.uta e di fatto questo impasse burocratico ma anche sostanziale è oggetto di una valutazione negativa da parte della società civile e da alcune istituzioni.
La scelta di effettuare un campo antimafie all’interno di questo bene confiscato nasce anche dalla riflessione e dalla volontà di conoscere, sapere e capire come mai.

“Lo faremo – si legge ancora nella nota stampa dell’assessorato – insieme ai tanti protagonisti di questi anni; dagli amministratori locali, ai responsabile dell’associazionismo, del mondo produttivo e sindacale.
Incontreremo magistrati e istituzioni impegnate nel contrasto alle mafie.
Vorremmo ascoltare e confrontare con la comunità locale che di fatto ha subito questa infiltrazione mafiosa e che oggi ha il diritto di ridisegnare il futuro di quel territorio così esteso.
Allo stesso momento vi è la volontà di conoscere meglio lo status dei 50 beni confiscati presenti in Toscana; costruire una mappa della loro locazione e un approfondimento di notizie su di chi erano, che attività svolgevano e adesso come sono stati riutilizzati dalle comunità locali.
In tutto questo percorso di conoscenza e di studio una parte della giornata sarà dedicato ad attività pratiche della campagna , dall’agricoltura all’allevamento.
Perché vivere, calpestare , faticare sui beni confiscati a mafiosi, in questo caso ad un imprenditore mafioso del Clan dell’ Uditore di Palermo e prestanome dei patrimoni di Bernardo Provenzano; fa bene alla mente e incentiva la voglia di farsi e di fare la domanda : perché?
Pensiamo di farlo con la partecipazione di 20 volontari provenienti da tutta Italia ma con una particolare partecipazione di alcuni ragazzi di Corleone; in quanto il loro punto di vista sarà importante e qualificato.
Per l’Arci ,la Cgil , lo Spi Cgil e la Flai Cgil tutte queste esperienza di movimento giovanile sono ritenute una reale e concreta attività di sostegno ad una resistenza popolare che stanno facendo i cittadini onesti di Corleone e di formazione sulla cittadinanza attiva alle nuove generazioni che sarà utile alla qualità della vita delle comunità locali di residenza dei volontari.
Si tratta di programmare delle attività di continuità dell’impegno di Giustizia Sociale da offrire ai volontari al loro ritorno dall’esperienza dei campi antimafie di Corleone.
In questo senso vanno progettate attività tese all’aggregazione sociale, alla valorizzazione delle memorie, alla difesa dei Diritti Sociali e di Pari Opportunità e alla prevenzione e contrasto all’infiltrazione mafiosa, a percorsi di partecipazione popolare tesi al riutilizzo sociale dei beni confiscati nel territorio”.

ve.fe