Lo sbarco dei Mille a Marsala? Una storia già scritta a tavolino, con le navi inglesi Argus e Intrepid che scortavano le due navi garibaldine. L’unità d’Italia? Una iattura per le finanze calabresi e per tutti gli opifici d’avanguardia del Regno delle Due Sicilie.

È una storia del cosiddetto Risorgimento diversa da quella che si è letta nei testi scolastici quella raccontata nel libro ‘Sotto il segno dei Borbone – Storia del grande Regno delle Due Sicilie’ scritto dalla storica e giornalista Maria Lombardo, calabrese di Nicotera.

Il volume è stato presentato a Misterbianco, a cura del Centro Studi Vittorio Bachelet, presieduto dall’avvocato Salvatore Saglimbene. Assieme all’autrice, l’avvocato Ferdinando Testoni Blasco di Sciacca e il dottor Giuseppe Tortorici studioso di Storia risorgimentale.

“Il passato – ha esordito Saglimbene – condiviso o non condiviso che sia, permette di rendere intellegibile il presente, proprio perché la storicità è una delle categorie fondamentali della persona umana”.

Il lavoro della storica Lombardo è nato sotto l’impulso di un altro calabrese, il reggino Giuseppe Caridi, ordinario di Storia moderna presso l’Università di Messina. Vi è disegnato un nuovo quadro del regno del giovane Francesco II e della vicenda dei Mille che si inquadra nel vasto movimento di revisione del periodo, portato avanti da storici meridionalisti.

E allora eccolo qui il passato “condiviso o no” del Regno delle Due Sicilie e del Risorgimento. E dei Mille: “1084 uomini, di cui 9 calabresi e 10 siciliani – ha ricordato la storica – personaggi vestiti da passeggio, senza alcuna armatura, la cui unica camicia rossa era portata da Garibaldi, e capaci di mischiarsi a Marsala con la gente e gli operai dei bagli, dove si produceva vino e olio”.

“Ho potuto attingere agli archivi della Regione Calabria – ha continuato Lombardo – e trovato notizie interessanti in faldoni coperti di polvere e dimenticati negli scaffali, anche sullo sbarco nella mia Nicotera, paesino allora abitato in gran parte da nobili. E sullo sbarco a Marsala, dove tutto fa pensare a una vicenda ben costruita e pianificata a tavolino, con la scorta passo-passo delle navi britanniche ai legni garibaldini».

Una vicenda, a quanto pare, tutta a danno dell’economia del Regno e della spinta riformatrice dello stato che, nel secondo periodo del regno di Francesco II, stava prendendo forma anche grazie alla collaborazione con le menti più illuminate. «Dopo l’unità d’Italia – ha ribadito la storica – lo scenario è cambiato in peggio per i calabresi e per tutti gli opifici d’avanguardia. Cominciò un inesorabile declino, nonostante i buoni risultati raggiunti, a causa della volontà politica del governo unitario che impose aggravi fiscali e riduzione delle commesse statali. Questo è stato il prezzo della fine del Regno delle Due Sicilie”.

“Gli avvenimenti che hanno portato all’unità d’Italia – ha confermato Tortorici – sono stati il frutto di compromessi e congiure da parte degli ufficiali borbonici”.

Al termine dell’incontro, al suono della Marcia reale Borbonica, inno del Regno delle Due Sicilie, sono state commemorate le vittime, passate e recenti, della follia omicida dei terroristi.