La notizia, diffusa ieri, ha suscitato non poco scalpore. Il Gruppo Randazzo ha inviato alle organizzazioni sindacali comunicazione di licenziamento collettivo che interessa 40 dipendenti dichiarando che la procedura trova la sua ragione d’essere nel perdurare dello stato di crisi, nel passaggio al regime del nuovo sistema informatico nonchè nella diminuzione dei volumi di vendita che ha prodotto un esubero strutturale di organico.

Un epilogo che era nell’aria ma che i dipendenti speravano potesse essere scongiurato. Già nel novembre del 2010 l’azienda aveva attivato le procedure di licenziamento collettivo denunciando ai sindacati un esubero di 16 dipendenti collocati nell’area amministrativa (10) e nell’area addetti alle vendite (6).
A seguito del confronto sindacale, al fine di evitare i licenziamenti collettivi e salvaguardare il patrimonio di esperienze e professionalità esistenti in azienda, definiti determinanti dalla stessa, era stato raggiunto l’accordo per i contratti di solidarietà, prolungati sino al 30 giugno 2014, nonchè la mobilità esclusivamente su base volontaria dei dipendenti che vi volessero accedere, con l’integrazione da parte dell’azienda della quota a carico dell’Inps.

“Oggi – afferma Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – nel prendere atto della comunicazione ricevuta dall’azienda, continuiamo ad affermare la nostra assoluta contrarietà ai licenziamenti. Siamo fiduciosi di poter continuare a registrare la disponibilità dell’azienda, così come accaduto nel 2010, per trovare soluzioni che possano salvaguardare i livelli occupazionali affinchè si possano mettere in sicurezza il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie. Abbiamo già dato disponibilità all’incontro di giorno 7 aprile per l’esame congiunto e fin da quell’incontro proporremo tutte le formule di garanzia occupazionale esistenti attraverso l’utilizzo di qualsiasi ammortizzatore sociale che potrà essere applicato”.

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