“Il licenziamento di 72 operai dell’indotto del petrolchimico di Gela e la cassa integrazione per centinaia di altri addetti dimostrano che le nostre preoccupazioni riguardo l’accordo Eni-Crocetta di qualche tempo fa erano fondate. Altro che salvaguardia dei livelli occupazionali, altro che rilancio del polo produttivo gelese, siamo di fronte all’ennesima promessa tradita del governatore”. A dirlo è Massimo Fundarò, segretario regionale di Sinistra ecologia e libertà Sicilia, intervenendo sulla protesta in corso in questi giorni di fronte ai cancelli del petrolchimico Eni da parte dei lavoratori delle aziende dell’indotto che hanno perso il lavoro.

“Il licenziamento di questi operai è il primo passo di un processo che, purtroppo, porterà allo smantellamento del più importante insediamento industriale dell’Isola. Considerato che la contropartita richiesta dall’Eni e concessa da Crocetta è stato il via libera alla trivellazione selvaggia della Sicilia e del suo mare, si può affermare che il saldo complessivo di questa “brillante” operazione per i cittadini gelesi e per l’interesse collettivo di tutti i siciliani è veramente disastroso”.