Il quadro è pessimo: indagini dell’Anticorruzione sulla gestione dei rifiuti, relazione della Commissione d’inchiesta e scadenze da rispettare in tempi strettissimi per trovare soluzioni. Altrimenti sarà commissariamento. Un potere sostitutivo di cui Roma potrebbe avvalersi per realizzare i due inceneritori previsti in Sicilia dal decreto “SbloccaItalia” e per fare arrivare 90mila metri cubi di rifiuti nucleari.

Sulla gestione di raccolta e smaltimento dei rifiuti incombe la diffida del governo nazionale, che ha dettato al governatore Crocetta tempi e soluzioni. In un post dello scorso agosto, il luogotenente renziano, Davide Faraone,  ha scritto: “Un mese per ridefinire la perimetrazione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e la loro riduzione a 5 (isole minori comprese), poi quattro mesi per rendere i nuovi ambiti operativi, due mesi per adeguare la legislazione regionale, e altri sessanta giorni per l’approvazione del piano di gestione dei rifiuti”.

Crocetta sembra avere puntato i piedi: si è detto contrario alla riduzione delle attuali 18 Srr (Società regolamentazione rifiuti) a cinque maxi-Ato, società tritasoldi che negli ultimi vent’anni hanno prodotto enormi danni patrimoniali e gestionali, quantificati dalla Corte dei Conti in 1,8 miliardi di euro. “Tanti comuni – tra queste anche le grandi città – continuano a stipulare contratti di servizio difformi dalla legge, che non prevedono l’obbligo del raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata, le penalità ed altri vincoli ordinamentali”, ha detto Aurelio Angelini, docente di sociologia dell’ambiente all’Università di Palermo.

Una mala gestio, che ancora oggi vede una raccolta differenziata ferma al 10% , un conferimento in discarica del 90% dei rifiuti e costi lievitati che gravano sui Comuni e, per ricaduta, sui cittadini. Un tracollo causato da una spesa fuori controllo delle amministrazioni che, in qualità di soci delle Ato, hanno da sempre utilizzato le risorse per fini elettorali, favorendo nomine, assunzioni e consulenze, sponsorizzando sindaci e amministratori in aziende pubbliche. Impedendo, come ha denunciato il docente, la realizzazione di un “moderno sistema industriale del ciclo dei rifiuti”, relegando la gestione all’uso e all’abuso delle discariche (90% dei rifiuti), gestite per lo più in modo ambientalmente insostenibile”.

Secondo Angelini, gli obiettivi della legge non sono stati rispettati: oltre alla mancata raccolta differenziata, sono stati disattesi i limiti ambientali stabiliti per l’ingresso dei rifiuti in discarica, per i quali i comuni pagano un’addizionale per il pretrattamento, che non viene in toto o in parte effettuato, e l’art. 205 del decreto legislativo 152/2006 “che stabilisce un tributo pari al 20% ‘per il conferimento in discarica, per quei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali previste’.

I rilievi del docente non lasciano sperare bene neanche per il futuro. Perché secondo quanto prevede la legge regionale 9 del 2010, che ha istituito le Srr e gli Aro (Ambito di raccolta ottimale), “di questi ultimi – ha osservato il docente – ne sono stati finora autorizzati dalla Regione più di 200, in base ad una fantasiosa interpretazione giuridica della legge regionale 3/2013, che però, non prevede gli Aro”, voluti da Crocetta per consentire ai comuni di “rivedere” la gestione dei rifiuti in termini più virtuosi. La legge regionale che regolamenta gli Aro consente ai comuni di potersi dotare di piani di raccolta purché siano “coerenti con il piano d’ambito della Srr” e senza nuovi oneri per i Comuni. Invece, i piani di raccolta  –  ha precisato Angelini –  “sono stati formulati dalle amministrazioni, senza che la Regione abbia stabilito le linee guida dell’intero ciclo dei rifiuti. Rimane perciò il mistero “l’approvazione dei piani di raccolta degli Aro, in mancanza dei ‘piano d’ambito’ al quale dovevano adeguarsi, visto che le Srr non li hanno mai approvati”.

In tema di rifiuti, questa volta nucleari, Gabriele Urzì , presidente del movimento “Siamo la Sicilia”, con una nota, ha ufficializzato un’indiscrezione che circolava da tempo: in Sicilia potrebbero arrivare presto 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari italiani. I siti individuati per lo stoccaggio “sarebbero diversi”, anche se ancora non trapela nulla. “Solo ad inizio settembre – ha scritto – Urzì – i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente daranno il via libera alla pubblicazione della mappa delle zone idonee a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari”.

Sul fronte inceneritori, il governatore si è detto pronto a dare parere negativo alla bozza di decreto del ministero all’Ambiente, che prevede due termovalorizzatori da realizzare velocemente nell’isola per bruciare almeno 700 mila tonnellate di rifiuti ogni anno: alla Regione il compito di individuare le zone in cui realizzarli e bandire le gare per affidare i lavori.

Tra un rimpallo e l’altro di soluzioni e responsabilità, si aspetta ottobre, quando si conoscerà la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Alessandro Bratti. Che ha chiesto di acquisire gli atti dell’audizione, avvenuta qualche giorno fa nella sede dell’Autorità nazionale Anticorruzione (guidata dal prefetto Raffaele Cantone), a cui hanno partecipato rappresentanti dell’Anci Sicilia, tra cui il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, e l’assessore regionale all’Energia, Vania Contrafatto.

Resta il fatto che un piano di gestione (ordinaria e non emergenziale) di raccolta e smaltimento è urgente, anche per poter disporre dei fondi della programmazione 2014-2020 destinati al settore. Ma il piano è condizionalità ex ante richiesta dalla Commissione europea. E la Sicilia rimane l’unica regione italiana a non averlo.