Mentre tra la gente comune infuriano le polemiche su armi, intrusione illegale, legittima difesa e sulla questione sicurezza in città e in periferia, una Corte quella di Catania, ha deciso: la notte, tra il 25 e il 26 aprile del 2013 non fu legittima difesa, ma omicidio volontario.

Ne sono convinti i giudici che al termine del processo di primo grado hanno emesso una sentenza di condanna a 17 anni di reclusione.

Lui, l’imputato Giuseppe Caruso, 71 anni, agricoltore quella notte, armato di pistola aveva affrontato il ladro che si era introdotto per rubare nel podere di sua proprietà in contrada Puntalazzo a Mascali. Quattro colpi calibro 7.65 che ferirono Roberto Grasso, 27 anni, morto all’ospedale Cannizzaro di Catania dopo alcuni giorni di agonia.

La Corte d’Assise di Catania si è pronunciata e oltre ai 17 anni di carcere, ha inflitto all’imputato il pagamento delle spese processuali e di quelle relative al suo mantenimento durante la custodia cautelare, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, il risarcimento ai familiari di quasi 600 mila euro e la confisca dell’arma, una pistola calibro 7.65 utilizzata la sera del delitto.

La storia dell’agricoltore di Puntalazzo, per certi versi assomiglia molto a quella di Francesco Sicignano, pensionato di Vaprio d’Adda, fuori Milano, che ha fatto fuoco contro il ladro che si era introdotto per derubarlo. Il pensionato aveva subito diverse rapine. Oggi se lo contendono le tv nazionali.

Un fatto che continua a dividere l’opinione pubblica, ma sono in molti coloro che si sono schierati al fianco dell’uomo, rivendicando una sicurezza che in molte parti delle metropoli ormai è sempre più precaria. Un caso che certamente è destinato a rimanere nell’agenda politica del Paese che tuttavia dovrebbe ricominciare a legiferare più di testa che di pancia.

La difesa di Giuseppe Caruso rappresentata dall’avvocato Giuseppe Lipera, ha sempre sostenuto la tesi della legittima difesa e dell’uso legittimo delle armi. E’ l’avvocato Lipera a parlare di “una sentenza errata e ingiusta sia nel fatto che nel diritto”.

“E’ sin troppo evidente che l’Italia non è come il Sudafrica e Oscar Pistorius non è come Giuseppe Caruso scrive Lipera in una nota – battute sarcastiche e amare a parte, dico che ovviamente non condivido per niente la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Assise di Catania”.

“Giuseppe Caruso ha ucciso, è vero, ma in maniera preterintenzionale e per legittima difesa un ladro non un onesto cittadino… Quella tragica notte il signor Caruso si è dovuto difendere e dalle risultanze dibattimentali è emerso incontrovertibilmente che non si fosse trattato di omicidio volontario, ma di legittima difesa o tutta più di eccesso colposo di legittima difesa. Per me non vi sono dubbi che la pronunzia, oltre ad essere errata e sbagliata, disattende la novella del 2006 che tutela coloro che si vedono costretti a difendere se stessi e i propri beni da chi, a tutti i costi e con prepotenza, li minaccia e li aggredisce.  Credo il mio pensiero peraltro rispecchi molto il momento storico-sociale che il nostro Paese sta attraversando. Purtroppo, come diceva Piero Calamandrei giudici possono far diventare nero ciò che è bianco e bianco ciò che è nero come, nel caso del signor Caruso che, ripeto senza bisogno di leggere le motivazioni, la Corte è stata capace di far diventare il ladro la vittima e colui che voleva difendersi il carnefice”.