“Da semplice cittadino ancor prima che da presidente della Provincia di Palermo mi è sempre stato caro il principio espresso da Voltaire non condivido le tue idee ma mi batterò sino alla morte affinché tu possa esprimerle”.

Ad affermarlo è Giovanni Avanti, secondo cui “il tema centrale della polemica sollevata dalle dichiarazioni dei Litfiba e dalla reazione del giovane assessore della mia Giunta, Eusebio Dalì,  non è a mio avviso il contenuto delle esternazioni dei rockertoscani quanto la libertà che deve essere assicurata a ciascuno di esprimere le proprie opinioni, nel rispetto della legge e della dignità  individuale”.

“Ritengo doveroso, a distanza di giorni, sottolineare ciò” aggiunge il presidente della Provincia, “per ribadire che l’Amministrazione che rappresento crede fortemente nel diritto di espressione e di critica anche quando esso è espresso con un linguaggio che può sembrare eccessivo. La censura è sempre stata e sempre lo sarà nemica della libertà, la libertà d’opinione linfa vitale della convivenza civile. Per questo sono io a chiedere scusa ai Litfiba, senza entrare nel merito delle loro dichiarazioni, in difesa di un principio di tutela del pensiero.

Certo, sarebbe auspicabile che il confronto di idee avvenisse in un giusto contesto e ad armi pari, secondo regole civili, con gli interlocutori presenti. Un confronto di idee che non può essere generato da una facile battuta ad effetto lanciata da un palco per catturare l’applauso. Ma non per questo giustifico chi reagisce auspicando l’ostracismo“.

In difesa di Dalì, invece, è intervenuto Gianfranco Micciché:

Sono io che chiedo scusa. Chiedo scusa allagente, per un presidente della Provincia che anziché sostenere il coraggio di un suo assessore, o quanto meno starsene zitto eaccettare che qualche volta sui giornali possa finirci qualcunoche non sia lui, chiede le scuse a chi ha volgarmente offeso i siciliani, l’onorabilità della compagine politica che più di ogni altra gli ha consentito di sedere su quella poltrona, ma anche la sacralità della Chiesa cattolica e del suo capo supremo,che egli, in quanto sedicente cattolico fervente, dovrebbe difendere con i denti”.

Ed ha aggiunto: “Se Avanti èproprio animato dal sentimento delle scuse, sia più coerente con se stesso: le chieda a Eusebio Dalì, chieda scusa alla nostra componente politica, massacrata da quel palco, e chieda scusa al mondo cattolico, dicui ha sempre affermato di far parte attivamente”.