Scarsa attenzione è riservata ad uno stemma marmoreo collocato ad un angolo nello studio del sindaco di Misilmeri nel quale sono raffigurate le armi delle famiglie Del Bosco e Gonzaga.

Le armi sono aureolate da un nastro sul quale è la scritta: “Fabricavit D. Joanna Ecclesia – Aloysi pronipote Castillionis Astiferus et Laurae Del Bosco Filia Anno 1639″. Questo indizio induce a tentare una ricostruzione delle vicende storiche legate all’oggetto che, pur nello stato di abbandono in cui versa, si offre come una testimonianza essenziale della storia del paese.

L’iscrizione identifica immediatamente un chiaro rapporto tra lo stemma marmoreo e le vicende edilizie di una chiesa di Misilmeri ormai scomparsa, commissionata per un atto di devozione da una nobildonna. Una ricerca, anche se sommaria, data la scarsità dei documenti a disposizione (in paese non esiste un archivio storico, i documenti superstiti, mal custoditi e mai ordinati, hanno subito vari incendi e sottrazioni e attualmente giacciono smembrati in vari locali del palazzo municipale, non ultimo un magazzino interno alla scuola elementare), fa emergere la particolare storia di questa nobildonna e di questa chiesa, che si rivela una significativa testimonianza sia dello sviluppo urbano di Misilmeri intorno al XVII secolo sia di una lontana e sfortunata vicenda matrimoniale, spezzata anzitempo da drammatici eventi.

Per spiegare la presenza nel piccolo centro del Palermitano di uno stemma recante le armi dei Gonzaga bisogna innanzitutto indagare la storia di un lontano principato, Castiglione delle Stiviere, intorno all’anno 1630: verranno alla luce i legami fra questo centro mantovano e Misilmeri, l’uno retto da un giovane principe, Luigi Gonzaga, l’altra signoria feudale di don Vincenzo Del Bosco. Legami che vennero instaurati intorno all’anno 1629, quando su Castiglione incombeva la guerra dei Trent’Anni.

Ragioni diplomatiche e finanziarie imposero al giovane principe di intavolare trattative matrimoniali con la principessa siciliana Laura Del Bosco Ventimiglia della Cattolica, figlia di Vincenzo, duca di Misilmeri. L’unione avrebbe garantito una vasta rete di utili parentele e una ricchissima dote. Nel 1629 venne firmato il contratto matrimoniale e pochi mesi dopo si celebrarono le nozze. Al momento del matrimonio gli eventi militari imposero al giovane principe di raggiungere in fretta e da solo Castiglione delle Stiviere per difenderla da possibili attacchi (le truppe imperiali erano già penetrate nel territorio mantovano).

La lontananza fu l’occasione per ripetuti scambi di doni. Il principe inviò a Palermo la reliquia del beato Luigi Gonzaga, suo zio, ancora oggi custodita a Casa Professa. La principessa procurò al marito la reliquia di Santa Rosalia, oggi custodita nella chiesa collegiata di Castiglione. Il principe, in occasione di due viaggi difficoltosi verso la Sicilia, recò in dono alla sposa due quadri in pittura raffiguranti San Norberto e il beato Luigi Gonzaga, oggi perduti. La principessa commissionò al famoso Pietro Novelli un quadro votivo da regalare al marito raffigurante Santa Rosalia protettrice contro la peste, ancora conservato nella chiesa dei Santi Nazario e Celso a Castiglione. Nel 1632 il placarsi del conflitto e dell’epidemia permisero alla principessadi raggiungere Castiglione. Trascorsero due anni di relativa tranquillità. Nel 1635 i due sposi intrapresero il viaggio verso Palermo con i figli Francesco e Giovanna. Ma nel corso del viaggio il principe venne colpito da una misteriosa malattia che, raggiunta la Sicilia, lo portò nella tomba nel febbraio del 1636. Il figlio Francesco, suo erede, lo seguirà pochi mesi dopo.

Nel 1639 Laura, che non tornò mai più a Castiglione, fece erigere a Misilmeri, dove si rifugiava per gran parte dell’anno, un edificio sacro a perenne ricordo del marito: sulla parete destra, scandite da modanature, due nicchie dove collocare i quadri di San Norberto e del Beato Gonzaga. Un piccolo oculo sopra il portone d’ingresso illuminava l’altare maggiore, sul quale vi era una preziosa statuetta marmorea, attribuita al Gagini, che verosimilmente, fino ad allora, era stata custodita nella cappella del Castello di Misilmeri.

La principessa riservò a sua figlia Giovanna il diritto del patrimonio della chiesa, che venne dedicata alla Madonna delle Grazie per ricordare il culto principale della lontana terra mantovana. Sul portale d’ingresso infine venne fissato lo stemma marmoreo contenente le insegne dei Del Bosco e dei Gonzaga.

La costruzione di questa chiesa fu determinante per lo sviluppo urbano di Misilmeri, allora in via di riurbanizzazione: da una posizione arroccata, con un tessuto urbanistico medievale che si sviluppava attorno alla fortezza, il centro di gravità del paese si andava spostando verso una posizione più aperta fuori dalle antiche mura. Per permettere uno sviluppo unitario del centro abitato ci si orientò verso una visione urbanistica che creasse continuità tra le varie costruzioni esistenti dentro e fuori le mura del paese. Le cesura fu determinata dalle nuove chiese di Santa Rosalia e della Madonna delle Grazie, costruite nella prima metà del diciassettesimo secolo grazie appunto al mecenatismo dei Del Bosco.

Attorno a queste ultime si vennero a creare in poco tempo veri e propri quartieri, che presero il nome dalle chiese: da questo momento Misilmeri si svilupperà lungo la romana via Consolare, ovvero l’odierno corso Vittorio Emanuele. Il primo cappellano della nuova chiesa fu padre Federico Fontanier, sacerdote al servizio dei Gonzaga, che aveva seguito i principi nel drammatico viaggio verso Palermo. In seguito i cappellani vennero nominati dagli eredi di donna Giovanna, i duchi di Tursi, i quali fecero prosperare la chiesa dotandola di numerosi censi su case e terre. Nel 1845 i duchi smisero di occuparsi della chiesa, abbandonandola al suo destino. Trasformato dapprima in caserma, successivamente in teatro, l’edificio sacro cadde in rovina.

Nel 1887, infine, la Deputazione provinciale, su suggerimento del consiglio comunale di Misilmeri, deliberò la sua demolizione per permettere la costruzione di una strada di congiungimento tra la piazza del paese e la stazione del tronco ferroviario Palermo-Misilmeri-Villafrati, inaugurato l’anno precedente. Malgrado i ricorsi presentati dall’arciprete, della chiesa il 1° ottobre 1887 rimase in piedi solo il muro destro. Non venne risparmiata neppure la cripta contenente resti umani. Confinante con casa Azzaretto, nel muro superstite venne ricavata una piccola nicchia per apporvi la statua della Madonna delle Grazie e lo stemma marmoreo.

Della statua si sono perdute le tracce quando, nella notte tra il 4 e il 5 novembre del 1980, ignoti ladri la portarono via. La gente racconta che, a causa dell’abitudine alla sua vista, ci si accorse del furto due giorni dopo. Lo stemma, nonostante il peso della sua storia secolare e travagliata, è riuscito a sopravvivere. Ormai, però, nessuno lo ricorda più.

foto di Daniele Schimenti