Un’analisi delle molteplici sfaccettature dello “Stupor mundi”, da quella di padre della lingua siciliana a quella di fondatore dell’università di Napoli, passando per la Costituzione del regno di Sicilia, i conflitti con il papato, le scomuniche, gli assalti alle navi con i cardinali a bordo per impedire il Concilio, fino alla dichiarazione di decadenza dal Sacro romano impero e la morte a 56 anni.
In Federico II e la Sicilia, edito da Rubbettino, lo storico, politico, sindacalista e docente universitario agrigentino, Francesco Renda, racconta «le cose che spesso gli altri autori non hanno raccontato», evidenziando il ruolo centrale che ebbe la Sicilia nella vita del re svevo. Raggiunta la soglia dei novant’anni lo scorso 17 febbraio, il professore torna a rioccuparsi di Federico II in maniera più approfondita rispetto a quanto fatto in passato. (continua a leggere su ‘il Sud)