Raffaele Lombardo suona la carica. L’ex governatore dopo aver assaporato per qualche mese il piacere della pensione si rituffa nell’agone politico per combattere la battaglia forse più difficile. Quella con la posta in palio più alta:  la sopravvivenza del suo movimento nato nel 2005.

Come palcoscenico per la  “ridiscesa” in campo, Lombardo sceglie la “sua” Catania. Che risponde alla chiamata alle armi riempiendo l’ampia sala scelta per la presentazione dei candidati alle Politiche del Partito dei Siciliani e, soprattutto, facendo sentire tutto il proprio calore al leader che torna a ruggire. Che non ha perso lo smalto, sferra randellate all’indirizzo di chi è stato attratto dalla sinistra “che fa del manicheismo d’accatto”. Chiaro il riferimento ai 12  cambi di casacca registrati all’Ars, a quel “mercato delle vacche”, rievocato poco prima dal segretario regionale Rino Piscitello, che ha consentito a Crocetta di allargare la base della coalizione che lo sostiene.

Ma le contraddizioni nel governo regionale, definito “circo Barnum”, verranno presto a galla. “Mi chiedo, come faranno a convivere Gianni e Malafarina, oppure Cimino e Cracolici”, aggiunge il leader autonomista sottolineando che “Scilopoti impallidisce rispetto a questo vergognoso modo di fare. È un’operazione di corruzione: Una vergognosa azione di proselitismo che viene portata avanti corrompendo le coscienze e fregandosene del voto dei cittadini”. 

L’affondo a Crocetta scalda la platea. Lombardo ribadisce come l’attuale governo stia occupando militarmente la Regione e rivendica le cose rivoluzionate nei quattro anni e mezzo passati a palazzo d’Orleans: sanità, rifiuti e formazione. Dall’attuale presidente della Regione al Pd il passo è breve. Le parole di Lombardo confermano che quella con gli ex alleati di governo è una ferita ancora aperta. “Mi sono reso conto che voleva annullarci, distruggerci. Per questo ci siamo alleati con Berlusconi” spiega aggiungendo che “l’ho criticato in passato, ma lo critico anche ora”. Il Cavaliere ha commesso “tantissimi errori, così come ne ho fatti io, ma la sinistra gli alleati li uccide e non ci avrebbe consentito di esistere. Con Berlusconi abbiamo la possibilità, tramite un matrimonio di reciproca convenienza, di esserci, di far valere la nostra autonomia e la nostra libertà”.

L’alleanza con il leader del Pdl e la Lega era “l’unica via per recuperare spazio, la posta in palio era ed è alta: per questo sono stato costretto a scendere in campo”, ribadisce Lombardo che mette in guardia da questa sinistra che non fa mistero di essere pronta a governare con Monti. Una loro vittoria “per la Sicilia sarà uno scempio”. Del resto i siciliani, osserva l’ex presidente della Regione,  non possono aspettarsi nulla di buono da chi salva il Monte dei Paschi di Siena e “taglia la testa alla Banca di Credito cooperativo Luigi Sturzo di Caltagirone che aveva un debito di soli due milioni di euro”.

Lombardo, come un rullo compressore, non risparmia frecciate all’Udc. A una manifestazione dello Scudocrociato “ieri c’erano molte sedie vuote e sono disperati, da qui sono fuggiti con le carte e gli elenchi e in questi giorni vi stanno chiamando”, tuona riferendosi ai fuoriusciti Leanza, D’Agostino e Pistorio. E sempre rivolto a chi ha abbandonato il Pds-Mpa riserva parole di fuoco per  “i quattro commissari che si sono prostituiti con questo governo Crocetta pur di mantenere la poltrona. Si vergogni chi è cresciuto grazie al sudore della mia fronte e oggi ha il mal di pancia e cambia casacca perché abbiamo lasciato le posizioni di governo”.

Lombardo sposa il condono fiscale proposto da Berlusconi: “Senza, tanti piccoli imprenditori esposti per poche decine di migliaia di euro e con le case ipotecate da Equitalia,  non ce la fanno, sono costretti a chiudere. Lo Stato non incasserebbe nulla. Tanto vale lasciarle lavorare”.

L’ultima parte dell’intervento l’ex governatore lo dedica al programma elettorale. Cinque punti che racchiudono l’essenza e gli obiettivi del Pds: niente tasse per investimenti e lavoro (“che significa fiscalità di vantaggio”); accise alla Sicilia per abbattere il costo dei carburanti; infrastrutture (“difendendo intanto quelle che ci sono, come gli aeroporti di Comiso, che non vogliano aprire, e di Catania, che vogliono privatizzare”); attuazione integrale dello Statuto; autodeterminazione del popolo siciliano. Su quest’ultimo punto, Lombardo annuncia che dopo il voto partirà una raccolta di firme per seguire le orme della Catalogna e della Scozia. Sarà questa la madre di tutte le battaglie, che Lombardo vuole portare in Parlamento.

Tra il dire e il fare, però,  c’è lo sbarramento elettorale. “Supereremo anche questa difficoltà e ci rilanceremo alla grande” assicura il leader che sprona le sue truppe a moltiplicare gli sforzi da qui al voto perchè l’obiettivo della missione non è impossibile. Il ragionamento di Lombardo parte dal dato delle ultime regionali: “Abbiamo ottenuto quasi il 10 per cento. Se a questa percentuale aggiungiamo un buon 1,5-2% che abbiamo fatto confluire sul Terzo Polo, arriviamo quasi al 12 per cento. Con l’attuale legge elettorale, basterà confermarne la metà per conquistare almeno due se non tre senatori. Una presenza che, visto il probabile equilibrio, ci consentirà di essere determinanti”

Domani, Lombardo sarà a Palermo, al teatro Politeama, per presentare liste e candidati.