La giustizia britannica ha negato l’estradizione in Italia del boss mafioso Domenico Rancadore, arrestato ad agosto scorso a Londra, dove si nascondeva da circa 20 anni. Roma chiede di far rimpatriare il “professore”, condannato in contumacia nel 1999 a sette anni di prigione per il suo ruolo in Cosa Nostra tra il dicembre 1987 e l’aprile 1995.

Con la moglie e i due figli, l’ex professore lasciò la Sicilia nel 1994 per stabilirsi alla periferia della capitale britannica, dove viveva sotto il falso nome di Marc Skinner, nome di famiglia della donna.

Il giudice della corte di Westminster, Howard Riddle, inizialmente intendeva estradarlo, nel momento in cui il mandato d’arresto europeo fosse stato valido e se avesse avuto rassicurazioni che la vita di Rancadore non sarebbe stata in pericolo. All’ultimo momento, il giudice ha fatto riferimento alla decisione presa di recente nei confronti di un cittadino somalo, Hayle Abdi Badre, anche lui reclamato dalla giustizia italiana.

“Un grado superiore ha accettato che, dalle garanzie simili, fossero fatte in buona fede, ma che non fossero sufficienti. Non posso distinguere il caso da quello di Badre”, ha spiegato Riddle, riferendosi alle condizioni dei detenuti in Italia. Patrizio Gonnella, il legale di Rancadore, che soffre di problemi cardiaci, ha spiegato ai giudici britannici che il tasso di sovraffollamento delle carceri in Italia è uno dei più alti d’Europa.

La moglie, Anne Skinner, si è detta preoccupata per le sue condizioni di salute. Il “professore” ha raccontato alla corte di essersi trasferito nel Regno Unito per offrire ai figli una “bella vita” e rompere i legami con la Sicilia. Il boss, arrestato il 7 agosto 2013 nella sua casa a Uxbridge (ovest di Londra), sarà liberato sotto cauzione ma dovrà portare il braccialetto elettronico fino all’esito di un eventuale ricorso.