I migranti sopravvissuti alla ‘strage di Ferragosto’ e sbarcati a Catania hanno riconosciuto i loro ‘aguzzini’.

Davanti al gip del tribunale etneo, in sede di incidente probatorio, i testimoni hanno raccontato quanto accaduto durante quel viaggio durato solo una notte, sufficiente per far perdere la vita ai loro 49 compagni.

I testimoni hanno indicato e confermato nelle persone fermate dalla Squadra Mobile e dal Gico della Guardia di Finanza, il comandante dell’imbarcazione e gli altri componenti dell’equipaggio.

I migranti hanno riconosciuto nel libico HARBOOB Ayooub il comandante del barcone, JOMAA LAAMAMI Tarek (cl. 1996, sedicente libico), ASSAYD Mohamed (sedicente libico), AHMAD Alì Farah (sedicente libico), JARKESS Mohannad (dichiaratosi inizialmente minorenne ma identificato, a seguito di ulteriori accertamenti, come maggiorenne), SAAID Mustapha (sedicente marocchino), BEDDAT Isham (sedicente marocchino), ABD AL MONSSIF Abd Arahman (sedicente libico) che avevano il preciso compito di mantenere l’ordine a bordo e di impedire ai migranti di salire dalla stiva sul ponte esterno.

L’equipaggio non esitava ad utilizzare la forza con calci e pugni e colpi di cinghia contro chiunque tentasse di sporgere il capo oltre i pochi e stretti boccaporti di accesso dalla parte inferiore alla parte superiore dell’imbarcazione.

Nella stiva con forza erano stati sistemati solo uomini in base alla loro nazionalità: Bangladesh, Pakistan e per ultimi, a poppa, i sub-sahariani. Sul ponte erano stati sistemati siriani, libici e migranti del Maghreb, compresi donne e bambini.

Quanto emerso durante le due udienze conferma l’ipotesi accusatoria delineata dal pool di investigatori della Squadra Mobile e del Gico della Guardia di Finanza di Catania che, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Catania, ha permesso di raggiungere in tempi rapidissimi un importante risultato.

Intanto, per 37 delle 49 salme è stato emesso il “nulla osta” al seppellimento, mentre per le altre 12 salme sono in corso gli esami autoptici per altri accertamenti. Le cause del decesso sono riconducibili all’assenza di aria all’interno dell’angusta stiva con dimensioni, nella parte centrale, di circa 6 X 4 X 1,20 metri di altezza e diminuivano procedendo sia verso poppa che verso prua.