Era arrivata in giunta di governo convinta di poter fare la differenza, cambiare le cose con onestà e lavoro e grazie anche al cognome che portsa che doveva essere un ‘marchio di garanzia’ per tenere lontani i faccendieri. Non è andata così per Lucia Borsellino che definisce ancora una volta ‘un calvario’ la sua esperienza di governo con un termine utilizzato da suo fratello Manfredi.

“Fin dal primo giorno ho avuto ben chiaro che nei miei confronti c’era un clima di ostilità e di diffidenza – racconta oggi l’ex assessore a Repubblica – Ho deciso di interrompere definitivamente questa esperienza quando mi è stata chiara la grande distanza che vi era tra me e le reazioni pubblicamente rese dal presidente di fronte all’arresto del dottor Tutino, volte a minimizzare quanto accaduto”.

Dunque Lucia Borsellino conferma le accuse ‘politiche d etiche’ mosse nei confronti del governatore e mette da parte la vicenda intercettazione de L’espresso come già aveva fatto, ignorato da Crocetta, Manfredi sabato scorso. Porta il discorso sulle altre intercettazioni, quelle non smentite e sottolinea “io sono stata leale con lui” mentre il presidente Crocetta “non mi ha detto tutto”.

L’unica cosa che ammette di non aver raccontato a Crocetta è l’indagine su Tutino della quale conferma di essere stata a conoscenza e protagonista “Di quello non potevo certo parlargli. C’era un’indagine in corso. Ma sotto il profilo istituzionale non gli ho taciuto proprio nulla.
Al contrario ho appreso dai giornali che lui sapeva che il dottor Tutino parlava male di me e questo lui non me lo ha mai detto”.