“Il movimento ha una forza straordinaria ma anche un punto debole, quello di essere cresciuto troppo in fretta. Adesso bisogna organizzare, studiare e progettare perché vogliamo cambiare il volto e la stessa storia del territorio”. Il senatore Giuseppe Lumia, ad Acicastello per l’assemblea del Megafono, intervistato da BlogSicilia, spiega la sua ricetta per portare avanti il progetto del partito del governatore Rosario Crocetta.

Come si cambia passo, qual è il progetto?

«Cambiare il volto dei territori. Fare in modo che le città possano diventare terre di produzione. La Sicilia, dall’Unità d’Italia ad oggi, è stata sempre più terra di consumi dei prodotti del nord. E la politica ha svolto una funzione di intermediazione burocratica e clientelare, spesso anche affaristico e mafiosa. Noi invece vogliamo che per i nostri territori il lavoro sia produttivo. Le nostre grandi risorse nell’artigianato, nell’agricoltura, nei beni culturali e nel turismo siano la guida della politica. Per fare questo, ci vuole una politica progettuale. Sindaci, assessori, consiglieri comunali, deputati regionali, nazionali, europei che sappiano coniugare legalità e sviluppo. Ecco cos’è il Megafono, luogo di formazione, di studio e di grande progettualità per cambiare radicalmente i nostri territori».

Una progettualità che guarda al territorio per le prossime competizioni elettorali?

«No. E’ una progettualità per la formazione, per cambiare in modo produttivo il volto del territorio. La vicenda elettorale viene dopo. Diventa la conseguenza di questo cambiamento. Così abbiamo fatto a livello regionale quando Crocetta si è candidato il presidente. Crocetta è stato l’unico candidato alla presidenza della regione che ha espresso, documentato, depositato una grande progettualità che adesso sta mettendo in atto. Così hanno fatto i nostri amministratori, i nostri sindaci a livello territoriale. Siamo attenti a questo dato. Così è stato fatto a Catania, dove abbiamo ottenuto un grande risultato con Bianco perché il Megafono è stato una risorsa nei quartieri, nelle professioni, nelle imprese, tra i cittadini».

Per potere fare politica cosa bisogna fare?

«Bisogna organizzarsi, lasciare alle spalle l’improvvisazione. Dobbiamo immettere il “chi fa che cosa”, la divisione dei compiti, gli obiettivi, la verifica dei risultati. Lo studio, conoscere, capire, mettersi a confronto con le migliori esperienza presenti nel mondo, scambiarsi le informazioni e le conoscenze, acquisire abilità da gente di sviluppo piuttosto che da onorevoli, sindaci, assessori che gestiscono clientele. Noi vogliamo anche proporre una progettualità che cambi il volto della Sicilia».

Come si relazionerà il Megafono con il Partito Democratico?

«Noi ci rapporteremo con tutta la politica in termini progettuali. Con il Partito Democratico come una risorsa che vuole federarsi. Con il centrosinistra come una cultura che sappia combinare alleanze larghe ma con un programma di radicale cambiamento».

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