Antico. Rivalorizzare l’antico, ciò che è stato e che, comunque vada, non può perdersi. Perché è parte del genere umano, che ne voglia pure il mondo globalizzato.

In fondo, la globalizzazione non è che un periodo recente e breve: da meno di un secolo abbiamo generato un mercato mondiale e solo da pochi decenni lo abbiamo reso davvero tale. Cosa vuoi che sia a confronto con un’era storica? L’Età della pietra nasce nel momento che marca la sostanziale differenza con l’ominide primitivo precedente, ancora “inabile” a creare gli utensili.

Dai primi rudimentali oggetti della Preistoria per passare ai più evoluti di almeno settemila anni fa, l’uomo lavora, con sempre maggiore cura e precisione, la materia più comune, trovata nella propria terra, per costruire utensili. Poi è stata l’Età del bronzo, nella conseguente evoluzione, ed è iniziato un nuovo percorso, dalla pietra allo stagno.

Fino a pochi decenni fa, quando ancora ciò che veniva utilizzato e comperato, di pietra o di stagno, era proveniente soprattutto da botteghe a pochi metri da casa nostra e non da migliaia e migliaia di chilometri: figlio del sapiente lavoro di artigiani che per generazioni hanno tramandato il loro antico sapere.

Recuperare l’antico, l’utile, il necessario e naturale lavoro di artigianato, il modellare con le proprie mani la materia prima. È stato questo l’obiettivo del progetto di formazione regionale “Pietra, stagno e…”, inserito nel quadro di programma operativo cofinanziato dal fondo sociale europeo, e organizzato dall’ente di formazione Promo.Ter.Sud, di Vittoria, nel ragusano.

Il corso è durato un anno: partito dall’aula formativa che si trova nella zona industriale di Ragusa, dove sono state tenute le 120 ore di didattica teorica, è proseguito per altre 1760 ore, otto al giorno, nelle cinque botteghe artigiane che hanno aderito al progetto. Per dieci uomini e donne, di età inferiore a 32 anni, disoccupati e residenti in Sicilia, è stata formazione al lavoro: riscoprire quanto si è capaci di produrre dalla pietra e dallo stagno, con le proprie mani e nuovi strumenti, nell’era della produzione industriale. Per immaginare – perché no? – di lavorare come nobili artigiani