“Quando eravamo irrilevanti perché all’opposizione, litigavamo intorno a figure carismatiche come Cuffaro o Orlando. Le correnti, nel centro sinistra, nascevano e si strutturavano secondo la vicinanza o meno a questi uomini. Quando abbiamo promosso il “ribaltone” (non voglio dare, in questo caso, per forza accezione negativa alla parola), siamo diventati un po’ meno irrilevanti, ma sempre intorno ad un altro uomo, si sono alimentate le nostre divisioni. È nata perfino un’anima radical/pannelliana, che ha promosso un referendum. Lombardo si o no. Ora che siamo diventati rilevanti, perché al governo, tutto sempre attorno ad un uomo continua a consumarsi, Crocetta. Almeno in questo caso trattasi di una figura del nostro partito”.

Affida a facebook le sue “riflessioni sulla Sicilia” il renziano davide faraone grande assente ieri all’incontro informale del pd che ha san cito la nuova spaccatura all’interno ed all’esterno del partito quindi con il governatore.

“La rilevanza, naturalmente è data dal livello d’attenzione che ci è riservata dall’opinione pubblica e dai media – continua Faraone -. Dall’inizio delle legislatura abbiamo inanellato una serie infinita di settimane decisive, di vertici conclusivi, di rimpasti svolta. Con una mitraglietta sono stati sparati penultimatum a raffica in tutte le direzioni. Abbiamo annunciato riforme, ma senza governo e maggioranza coesa, nemmeno con il cannocchiale le vedremo. Siamo tornati alla più bieca partitocrazia, vertici, lottizzazioni compiute o represse, delegazioni di partito. Come se fuori dalla Sicilia, il mondo non stesse andando in tutt’altra direzione. Come nel gioco dell’oca. Alla fine di ogni giro, ci siamo sempre ritrovati al punto di partenza”.

Il giudizio che il componente della segretaria nazionale da del suo partito è pesante “E nonostante il ridicolo balletto che abbiamo messo in scena – dice – i siciliani, hanno continuato a seguirci. Non a sostenerci o a fischiarci, ma a vedere la partita, come un tifoso della Juve può assistere ad un derby tra Roma e Lazio. I pazienti e coraggiosi giornalisti ha scritto di noi e hanno continuato a scrivere di noi, nonostante la partita fosse brutta e in balia del più tragico catenaccio. Ho quasi sperato che si stancassero di noi. Ho immaginato cosa sarebbe potuto accadere se un giorno, davanti all’ennesimo vertice, non si fosse presentata nessuna telecamera, nessun taccuino”.

“C’è un tizio a Roma – racconta – che viene sotto la sede del Pd e ogni mattina, ormai da qualche mese, comincia ad urlare e insultare i politici. Il primo giorno folla di curiosi e polizia in assetto antisommossa. Lentamente, man mano che la scena si ripeteva, sempre meno curiosi, sempre meno poliziotti. Ormai lo aspettiamo intorno alle 11 al Nazareno e dopo averlo ascoltato nella sua solita performance, lo accompagnano al bar e gli offriamo il caffè”.

“La verità è una soltanto. È cambiata la prospettiva, è cambiato il nostro ruolo, ma noi siamo rimasti irrilevanti. Quando eravamo all’opposizione, quando siamo stati “a metà” e ora che siamo al governo. Nonostante non esista alcuna opposizione e nessuna reale e valida alternativa”.

“La nostra “rilevanza” non è data dalla nostra capacità di produrre risultati, ma dal fatto, che ora, dal governo, gestiamo risorse economiche per conto dei siciliani e che, anche dalle nostre scelte, dipende il loro futuro. L’unico motivo d’attenzione, deriva da questo. Da questo dovrebbero derivare anche la nostra responsabilità e il nostr senso del dovere. Se ci riusciamo, e io continuo a pensare che sia possibile, andiamo avanti e cerchiamo di riconquistare la fiducia dei siciliani. Altrimenti, prendiamo atto del fallimento e cediamo il passo. Io non vedo più alternative”.

Ma mentre le critiche di Faraone sono tutte per il suo Pd, un altro renziano, sia pure di peso diverso, lancia e sostiene iniziative di segno quasi opposto. E’ Antonio Ferrante, componente della direzione regionale del partito e leader dell’area Bigbang che parla di referendum anti Crocetta.

L’avvio della raccolta di firme per indire un referendum interno al Pd, come previsto dall’art.36 dello Statuto del partito, dal titolo “Volete voi che il Partito democratico ritiri la propria delegazione all’interno della Giunta Regionale Siciliana presieduta dall’On. Crocetta ed elabori una nuova proposta di governo in accordo con classe dirigente ed iscritti?” viene raccolta come una occasione per dire la propria da Ferrante.

“Da mesi – dice – viviamo uno stallo che danneggia i siciliani. Il recente flop del piano giovani rappresenta la disfatta di un governo regionale che a oggi ha mostrato arroganza e incapacità. E’ tempo di dare la parola ai tanti iscritti, che con il loro voto hanno permesso la vittoria di Crocetta, e conoscerne il pensiero alla luce dei recenti avvenimenti. Il segretario regionale Raciti e l’intero gruppo dirigente hanno fatto la propria parte per superare questa fase critica e dare un nuovo impulso all’azione di governo, ma ancora oggi il presidente Crocetta si comporta come se si fosse votato ed eletto da solo. Sono certo che i nostri sostenitori manderanno a lui e all’area che lo sostiene il chiaro messaggio che non è stato così prima, meno che mai adesso. Chi come noi crede nell’idea di un partito democratico forte e capace di cambiare la Sicilia, ha l’occasione di dare il proprio contributo oltre ogni corrente e leaderismo, o restare destinatario passivo dell’operato dell’attuale governo regionale.  Non chiediamo il voto ma il coraggio”.

La risposta dei 5 stelle a Faraone