Proprio mentre il Ministro Alfano a Palermo riuniva il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza Pubblica (VIDEO) per esprimere ai magistrati la presenza dello Stato, si apprendeva, a margine del medesimo comitato, che il boss Totò Riina sarebbe tornato a minacciare il pm palermitano Nino Di Matteo.

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Dopo le “esternazioni” contro il magistrato che rappresenta l’accusa nel processo per la trattativa Stato-mafia, fatte da Riina a margine di una udienza del processo per la trattativa Stato – mafia, parlando a un mafioso della Sacra Corona Unita, il boss di Corleone avrebbe ancora una volta preso di mira Di Matteo.

Le nuove minacce sono state registrate dalle cimici piazzate dagli investigatori che intercettano il capomafia e sarebbero state trasmesse ai pm di Caltanissetta che indagano sulle intimidazioni subite dai magistrati palermitani. L’intercettazione è stata confermata proprio durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica al quale hanno preso parte i capi delle Procure di Palermo e Caltanissetta, Francesco Messineo e Sergio Lari, in presenza del capo della polizia Alessandro Pansa e dei comandanti generali dei carabinieri e della Finanza, Leonardo Gallitelli e Saverio Capolupo.

Dopo gli episodi di cui si è reso protagonista il boss si è deciso di dotare la scorta di Di Matteo del bomb jammer, un’apparecchiatura che blocca tra l’altro dispositivi come telecomandi a distanza che potrebbero essere usati per un attentato. La dotazione del bomb jammer è stata subordinata all’accertamento che non sia dannoso per la salute di chi lo usa e dei soggetti che vengono a contatto con esso.

Il Ministro dell’Interno ha confermato che esistono segnali che non fanno escludere la possibilità di un ritorno di Cosa Nostra, dopo anni di silenzio, alla strategia stragista degli anni ’90.