Un agguato, di notte, nell’androne di uno dei tanti palazzo del quartiere di Librino per colpire Rosario Sciuto, 48 anni personaggio di rilievo del clan Mazzei. L’uomo, ieri sera, stava rientrando a casa della sua nuova compagna, una ragazza giovanissima di appena 23 anni. Un sicario lo ha atteso nascosto dietro una siepe e quando lui ha aperto la porta gli si è avventato contro sparando con un revolver. I colpi all’impazzata, cinque in tutto, hanno centrato la vittima mentre stava entrando dentro l’ascensore: i proiettili hanno lasciato i segni sul muro. Sciuto non si aspettava di fare questa fine, malgrado 12 anni fa qualcuno gli avesse sparato ferendolo: ieri sera alle 20.30 l’uomo che aveva la sorveglianza speciale e dunque non poteva trascorrere la notte fuori casa, ha chiuso il suo negozio a duecento metri, e si è diretto a casa. Forse si è fermato a parlare con qualcuno. Poi l’agguato dopo avere oltrepassato il portone di casa.

Vicino alla cosca Mazzei Sciuto potrebbe essere stato eliminato all’intero del suo gruppo, ma gli investigatori dei carabinieri non escludono che la vendetta nei suoi confronti possa essere avvenuta all’interno di quella faida che era stata programmata dai “Carateddi” e poi sventata dagli arresti della polizia con l’operazione Revenge. Per capire di più bisogna aspettare ancora un paio di giorni: saranno i prossimi colpi da parte della criminalità organizzata a far capire di più perché Sciuto è stato eliminato. Certamente era in ascesa nel suo clan, vicino al primariato, una posto apicale che qualcuno non ha gradito. Più volte arrestato dalla polizia di lui si ricorda l’agguato avvenuto l’18 novembre del 1999, avvenuto per questioni di leadership nel suo clan, quello appunto di Santo Mazzei.