Tutto ricomincia da qui! Il calendario quest’anno ci consegna un lunedì 1 settembre come data per ricominciare. Ed anche il governatore Rosario Crocetta ed il suo critico partito, il Pd, ricominciano da qui. Oggi è il giorno del fantomatico incontro promesso da tempo, e rimandato a settembre.

Un incontro che, ancora una volta, sarà solo l’occasione di mettere sul campo idee diverse e posizioni inconciliabili con Crocetta che, come sempre, continuerà comunque a fare quel che ritiene. Di nuovo rispetto al passato ci sono due elementi: il caos Piano Giovani e l’inattesa unità di intenti fra i renziani del Pd e Confindustria.

Si perché a sorpresa, con modi e parole diverse, il Vice Presidente di Confindustria Ivan Lo Bello, ed il vice segretario del Pd Mila Spicola, dicono le medesime cose: uno con una pesante critica su twitter l’altra con una lunga e farraginosa nota stampa e sul blog. Di fatto all’improvviso la riforma della Formazione professionale, la Riforma delle province, i bilanci della Regione spariscono dall’agenda politica e compaiono altre cose: la legge elettorale e la riforma della burocrazia.

Della prima (legge elettorale) parlano entrambi con Lo Bello che nel suo tweet la definisce fondamentale, della seconda la Spicola annacquando, però, il concetto insieme ad altro “La riforma della burocrazia -dice – deve andare insieme a una stretta sull’apparato amministrativo, regionale e locale. Qualificare il comparto e ridare qualità e capacità alla spesa, soprattutto quella dei fondi comunitari”.

Dunque si riparte su basi diverse ma da dove ci si era fermati. per fare questo o quello occorre azzerare tutto e ripartire, chiede il pd, esattamente ciò che Crocetta non farà mai! Una richiesta che sembra più un modo per andare allo scontro, per gettare fumo negli occhi della base che per ottenere qualcosa.

Qualcosa, infatti, Crocetta potrebbe concederla al suo partito. Ha giocato questa carta per difendere Nelli Scilabra in conferenza stampa quando ha detto, in sintesi “l’assessore non si , non ci sono responsabilità politiche nella vicenda del Piano Giovani e non permetto a nessuno di strumentalizzarla ma l’incontro col Pd si farà perché era programmato, lo avevo già promesso”.

Dunque non toccate Nelli che è e resta nella grazie di Crocetta, che piace sempre di più a Confindustria (lo stesso Lo Bello l’aveva chiaramente difesae usate, invece, questa vicenda per riequilibrare le presenze in giunta. Almeno questo sarebbe stato il suggerimento della politica ad un partito di maggioranza relativa che vuole assumersi una seria responsabilità di governo.

Invece no, azzeriamo tutto. E non solo la giunta “azzerare e rifare i presidenti di Commissione e dell’Assemblea e mettere nello stesso piatto le due riforme importanti: primo, una legge elettorale che ridisegni l’assetto istituzionale e i rapporti tra Presidente, Aula, Giunta ed elettori, che ricrei un rapporto di fiducia e credibilità, e una riforma dell’apparato burocratico amministrativo”

Ma tutti sanno, dal grande cuoco alla giovanissima casalinga, che se togli il coperchio alla pentola che bolle senza prima aver abbondantemente abbassato la fiamma, la pentola traboccherà. E questa è la situazione della maggioranza in Sicilia. Più che una pentola una padella e più che acqua a bollire è olio rovente. Togliere adesso il coperchio rappresenta una ustione garantita.

Metafore a parte col Pd diviso in almeno tre anime, con l’Udc spaccato trasversalmente in due, con il nuovo Pdr di Cardinale (fino ad ieri il partito più allineato con Crocetta) che chiede un governo politico, con il Megafono in fibrillazione come si può azzerare tutto? Troppe richieste inevase tornerebbero immediatamente alla ribalta ed il Presidente verrebbe tirato per la giacca immediatamente per qualsiasi posto in giunta come in Commissione. Senza parlare, poi, del Presidente dell’Ars? Chi mai potrebbe farlo dimettere? Peraltro sarebbe quantomeno anomalo chiedere le dimissioni a chi dovrebbe rivestire un ruolo superpartes.

Dunque una simile richiesta di azzeramento rischia seriamente di restare lettera morta. Insomma puntare troppo in alto nella richiesta potrebbe rappresentare l’applicazione del gattopardesco detto: “cambiare tutto per non cambiare niente”. Questo è il rischio che si corre: che una trattativa “troppo alta” diventi l’occasione per non far nulla.

Crocetta, per parte sua, sa bene che gli basta alzare il tono della voce per rimettere tutti in riga. Nessuno arriverà mai alle estreme conseguenze della mozione di sfiducia. In fondo è il primo presidente di sinistra eletto con l’elezione diretta. Prima di lui l’ultimo presidente di sinistra (non c’era l’elezione diretta) fu Angelo Capodicasa. Di quella presidenza si ricorda proprio la riforma della burocrazia: la legge 10/2000. Quella stessa legge che ha diviso gli atti gestionali da quelli politici. Quella legge che ha permesso alla Corsello di decretare senza che gli assessori lo sapessero. Quella legge che Crocetta richiama quando dice: “non ci sono responsabilità politiche nel Piano Giovani”.

Oggi a Crocetta si chiede un’altra legge 10. Così facendo potremo dimenticare l’abolizione monca delle province, la Riforma non fatta della Formazione, le tre finanziarie in un solo anno per riuscire a pagare i conti ordinari della Regione e la Sicilia potrà galleggiare ancora. Per altri tre anni fino alla fine del mandato che il presidente della Regione riuscirà a portare a termine per intero a meno che non intervengano elezioni politiche anticipate, forse l’unico elemento che potrebbe far uscire anche la Sicilia dall’impasse politico-amministrativa. E dopodomani, mercoledì, torna a riunirsi la Commissione Lavoro sul flop del Piano Giovani.