Morto a 27 anni dopo una terapia a base di bicarbonato di sodio per curare un tumore al cervello. E’ quanto ha denunciato alla magistratura la famiglia di Luca O., un giovane catanese morto il 18 ottobre scorso in una clinica privata di Tirana dove era ricoverato “per sottoporsi alla terapia indicata dal medico Tullio Simoncini al di là di ogni medicina tradizionale”, spiega il legale della famiglia.

Tullio Simoncini è stato già in passato al centro di casi di cronaca e si dice convinto che il cancro sia un fungo, che possa essere trattato con sistemi alternativi rispetto alle terapie tradizionali.

Il giovane Luca, cui nel giugno scorso era stato diagnosticato un tumore al cervello, viene accompagnato a Tirana dai suoi genitori. In Italia, infatti, la pratica seguita da Simoncini è vietata.

Ai famigliari viene detto dallo specialista – si legge nella denuncia depositata sia a Tirana che presso al Procura della Repubblica di Roma – che attraverso la terapia a base di bicarbonato di sodio “le possibilità di sconfiggere il tumore erano del 70% a fronte di un rischio clinico di trombosi e infezione di circa il 2%”.. Prezzo della prestazione, da corrispondere in contanti – è scritto nella denuncia – “20mila euro”.

Dopo le prime sette fiale di bicarbonato – si legge ancora nella denuncia – Luca comincia a rimettere e ad avvertire forti mal di testa che convincono Simoncini a sospendere la terapia che sarebbe stata ripresa dopo due giorni.

Poco dopo l’infusione della restante terapia a base di bicarbonato, il giovane ha accusato gli stessi disturbi di due giorni prima, aggravati dall’insorgere di violenti spasmi muscolari. A quel punto un medico albanese decide autonomamente di somministrare una flebo di valium.

e condizioni di Luca, però, precipitano e viene trasferito nel vicino ospedale “Madre Teresa” dove muore dopo pochi minuti. La vicenda è ora all’esame della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sulla morte del giovane: domani la Procura di Catania, su delega di quella della Capitale, conferirà l’incarico per l’autopsia.

“E’una storia allucinante – dice Francesco Lauri, avvocato della famiglia – in cui una terapia del tutto sprovvista di validità scientifica a livello nazionale, viene praticata – dietro preventivo pagamento di 20mila euro – irresponsabilmente in strutture non in grado di affrontare un’emergenza. Ci auguriamo che le autorità albanese conducano le appropriate indagini in parallelo con la Procura di Roma”.